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giovedì 28 agosto 2008

Tutti dentro!

Sarebbe un po' come stravolgere i massimi sistemi del mondo. Ma se potesse, altro che il modulo di gioco: Ancelotti cambierebbe volentieri le regole del gioco. Il gioco del calcio, che fin dalla notte dei tempi si disputa in 11 e che invece, dal giorno del ritorno di Shevchenko, Carletto rivoluzionerebbe allargando il numero dei partecipanti magari a 15. Così in campo ci butterebbe dentro tutti i suoi attaccanti, senza lasciar fuori nessuno e facendo la felicità dei tifosi alle prese in questi giorni con un appassionatissimo toto-punte per capire chi tra Ronaldinho, Pato, Shevchenko, Seedorf e Inzaghi giocherà domenica contro il Bologna. In questo esubero di campionissimi, Kakà (che rientrerà solo dopo la sosta di campionato a metà settembre), Borriello (ancora in fase di recupero dopo l'operazione al menisco) e Paloschi (ceduto al Parma), rappresentano tre imbarazzi in meno. Ma i piacevoli dubbi restano. Perché, messo provvisoriamente in soffitta l'adorato albero di Natale che sembrava non conoscere stagione, nel nuovo e spregiudicato 4-2-3-1 di Ancelotti c'è posto per ben quattro attaccanti. E l'intenzione dell'allenatore è di esordire in campionato, equilibri permettendo, proprio con questo modulo alla Real Madrid. Crescono le quotazioni di Ronaldinho, che in allenamento dispensa entusiasmo ed è tornato da Pechino in buona forma. Non si può dire lo stesso di Pato, col morale basso per un bronzo che gli sta stretto e con qualche chilo di troppo. Shevchenko deve ancora trovare una condizione fisica accettabile. Condizione raggiunta invece da Inzaghi. Per non parlare di Seedorf, in forma da urlo. E allora largo alla fantasia, con una linea offensiva a 3 composta da Ronaldinho, Seedorf e Pato dietro l'unica punta Inzaghi. Oppure, se proprio all'ultimo la nostalgia dell'albero di Natale prendesse il sopravvento, Ronaldinho e Seedorf in appoggio a Inzaghi o Sheva. Adesso che il Milan è stato raggiunto dal Boca sulla vetta dei club più titolati al mondo, è giusto che Ancelotti sprema tutta la sua fantasia. Per far sì che campionato e Coppa Uefa non rimangano dei sogni.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 28 agosto 08)

Strane voglie

A Milanello non pretendono di certo che scatti come Usain Bolt. Ma quei chiletti di troppo messi su da Pato durante il soggiorno olimpico preoccupano non poco Ancelotti. Se il problema fosse solo il pancione, Milan Lab avrebbe già trovato la soluzione, come con Ronaldo e Ronaldinho. Ma il problema del 18enne brasiliano è anche e soprattutto nella testa: il suo apparecchio non luccica più come al suo arrivo in rossonero un anno esatto fa. Il Papero è triste, psicologicamente con le ali a terra perché quella medaglietta di bronzo conquistata a Pechino gli sta così stretta quasi da strozzarlo. E gli girano pure i cosiddetti ripensando al ct Dunga che, durante la rassegna, prima lo ha schierato titolare poi lo ha spedito in panca senza troppi convenevoli. Con Kakà pronto non prima di metà settembre, Emerson che lavora a testa china, Dida abbacchiato perchè Abbiati ormai i pali glieli ha scippati definitivamente, di musi lunghi brasiliani a Milanello ce ne sono fin troppi. E allora l'entusiasmo arriva tutto da Ronaldinho, tornato da Pechino con un pizzico di delusione per l'oro mancato, certo, ma con una voglia matta di riscatto. Una voglia matta a cui la nostra redazione ha dedicato uno speciale (disponibile da domani) che ripercorre la carriera del fenomeno gaùcho fin dai suoi inizi. Dihno sta bene, segna in partitella, scalpita per un posto da titolare domenica contro il Bologna a San Siro. Ci spera pure Shevchenko, voglioso di smentire chi lo dà per finito. Guardate un po'. Seedorf sembra dirgli scherzosamente "Ma te la senti di giocare ancora?" E Sheva: "Scherzi? Guarda come sono in forma!" Sia lui che Pato non scatteranno come Usain Bolt. Ma chissenefrega: per Ancelotti l'importante è che scattino e basta.

(srv Studiosport - edizione 13 e All Sport News del 28 agosto 08)

mercoledì 27 agosto 2008

Tutto pronto

"Oggi è stata una giornata importante a Milanello, una giornata che ha visto il ritorno di Kakà e Borriello sul terreno di gioco. I due infatti hanno sì continuato a lavorare a parte rispetto al gruppo, ma sono tornati a correre e a svolgere esercizi fuori dalla palestra. Kakà sarà a disposizione di Ancelotti dopo la sosta di campionato a metà settembre, tempi più lunghi invece per Borriello. Da registrare anche il lavoro differenziato effettuato da Philippe Senderos, al primo allenamento in rossonero, e quello di Gianluca Zambrotta. Alla partitella 11 contro 11 a tutto campo hanno partecipato regolarmente anche Gattuso e Inzaghi, totalmente recuperati dai rispettivi acciacchi e fra i convocati per la prima di campionato contro il Bologna a San Siro. E domenica, per la gioia dei tifosi rossoneri, Ancelotti potrebbe schierare il tandem offensivo Shevchenko-Ronaldinho. Sul brasiliano c'erano dubbi più piscologici che fisici: l'ex di Barcellona è tornato da Pechino affaticato ma soprattutto deluso per una medaglia di bronzo che gli sta un po' stretta. Ma Ancelotti sembra intenzionato a farlo esordire a fianco di Sheva per ridare così entusiasmo a tutto l'ambiente rossonero".

(collegamento telefonico in diretta da Milanello per Serie A News del 27 agosto 08)

venerdì 22 agosto 2008

Che noia, beviamoci sopra

A dire il vero, di birra in corpo nessuna delle tre ha dimostrato di averne molta. Ma se proprio bisogna brindare a 10 giorni dall'inizio del campionato, a farlo è la Juventus, che nel triangolare del Trofeo Birra Moretti batte ai rigori Napoli e Milan davanti ai 50mila presenti al San Paolo.
Si parte con Juventus-Napoli. E partono subito forte le ambizioni di Amauri, che a fare il vice-Del Piero o Trezeguet proprio non ci sta. Così, nel primo minitempo, l'ex-palermitano manda due messaggi chiari a Ranieri: al 10' risponde signorsì al cross di Rossi ma la capocciata è fuori misura; 4 minuti dopo, entra in area ma la trattenuta di Rinaudo importuna il suo destro facilitando il compito a Iezzo. Niente da fare per Amauri. E nemmeno per Rinaudo, che al 26' sale in cielo ma a porta sguarnita riesce nell'impresa di recapitare la palla agli angeli. Finisce 0-0, perché in chiusura De Zerbi (su punizione) e Giovinco (in percussione) alla porta fanno il solletico e nulla più. Ai rigori, Chimenti para su De Zerbi e Vitale e regala la vittoria alla Juve. Gli uomini di Reja sfidano così il Milan, che in attacco si affida alla coppia Inzaghi-Paloschi. Mentre al 5' il 18enne bisticcia col pallone che non rimbalza come lui vorrebbe e spara alto, il Napoli ne approfitta per andare a stuzzicare Dida. Ma Maggio prima e Russotto poi hanno pietà per il portiere brasiliano che non si esime dalle solite figuracce. Non ha pietà e fa un figurone invece Paloschi al 44': cross di Viudez (subentrato a Inzaghi) e gol di testa: Milan batte Napoli 1-0.
L'ultima sfida vede ancora Ranieri di fronte ad Ancelotti, come al Trofeo Berlusconi. E come vuole l'attuale legge rossonera dell'alternanza fra i pali, Dida fa posto a Kalac. Se al pronti via è reattivo su Amauri, 5 minuti più tardi l'australiano viene graziato da Tiago ma soprattutto da Pasquato, che da posizione di penalty spedisce direttamente su Marte. Poi i ritmi si spengono sullo 0-0 e ai rigori vince la Juventus 5-4. Il Moretti-12esima edizione va per la sesta volta ai bianconeri. Che brindano al campionato ormai alle porte.

Guarda il servizio sul sito del TG5

(srv TG5 - edizione notte/mattina del 21 luglio 08)

mercoledì 20 agosto 2008

L'altro azzurro

Tra la foto di Fabio che solleva la Coppa del Mondo a Berlino e quella, sempre di Fabio, che si coccola il Pallone d'oro a Parigi, mamma e papà Cannavaro erano già pronti con chiodo e martello ad appendere alla parete il quadretto che ritrae il secondogenito Paolo al suo debutto con la maglia dell'Italia il 13 ottobre scorso. Peccato che a Siena, nell'amichevole contro il Sudafrica, l'allora ct Donadoni non gli regalò nemmeno un minuto di campo, così il quadretto della sua prima presenza nella Nazionale Maggiore rimarrà nel cassetto finché Lippi non si accorgerà di lui. Aspettando l'azzurro Italia, Paolo Cannavaro si gode l'azzurro Napoli, un Napoli tornato in Europa dopo 14 anni e che domani al Trofeo Birra Moretti, in un San Paolo gremito, farà le prove generali di campionato contro Juventus e Milan: "Siamo messi bene in tutti i reparti, sono certo che faremo grandi cose. Insomma, sono ottimista". A Napoli hanno ancora negli occhi la magica serata del 27 ottobre scorso, 3-1 dei partenopei sulla Juve. Capitan Cannavaro, domani sera, vuole la replica: "E' stata una partita fantastica che ricordiamo ancora con emozione. Speriamo di ripeterci domani".

(srv Studiosport - edizione 13 e All Sport News del 20 luglio 08)

A tutta birra

Con questo Napoli tornato in Europa dopo 14 anni c'è più gusto contendersi il Trofeo Birra Moretti, giunto alla sua dodicesima edizione. Ancelotti infatti già sogna una finale di Coppa Uefa contro gli uomini di Reja: "Perchè no? Arrivare fino in fondo e incontrare il Napoli sarebbe bello. E' un augurio per loro e ovviamente per noi". Domani allo Stadio San Paolo il Milan prenderà il posto dell'Inter, vincitore dell'ultima edizione. Ma non è l'unica novità di questo prestigioso triangolare: ci sarà anche una telecamera che entrerà negli spogliatoi per consentire ai telespettatori di seguire in direttissima il prepartita, un po' come al Grande Fratello. E tocca alla Juventus svelare i suoi segreti. Una Juventus che però non nasconde di andare alla ricerca del riscatto dopo il pesante 1-4 rimediato contro il Milan al Trofeo Berlusconi. Poi tra 11 giorni inizia il campionato e non saranno più ammessi passi falsi. Intanto l'allenatore bianconero Ranieri si vuole godere la splendida cornice del San Paolo, sempre gremito per le grandi occasioni: "Tornare a Napoli è sempre bello, ho tanti amici qui. E poi i tifosi sono sempre così caldi e rendono questo stadio qualcosa di spettacolare". A Napoli hanno ancora negli occhi la magica serata del 27 ottobre scorso, anticipo della nona giornata, 3-1 degli azzurri sulla Juve. Ripensando a quella partita, capitan Cannavaro guarda alla sfida di domani sera con grande ottimismo: "Siamo attrezzati per fare bene sia in campionato che in coppa. E contro la Juve spero che giovedì finisca come l'ulitma volta, una serata fantastica".

(srv All Sport News del 20 luglio 08)

martedì 12 agosto 2008

Al botteghino vinco io

Come sono lontani i tempi in cui le tessere piovevano dal cielo come coriandoli a Carnevale. I tempi di Maradona per intenderci, quando lo stadio San Paolo ogni domenica straripava di 70mila abbonati. Nella piramide degli introiti delle società la sottoscrizione dell'abbonamento da parte del tifoso equipaggiato di sciarpa e bandiera occupa ormai gli ultimi gradini. Ma se poi in Italia sbarca uno alla Maradona, la voglia di tornare allo stadio si riaccende: il 16 luglio scorso, giorno dell'arrivo di Ronaldihno al Milan, la sede di via Turati faceva il pieno di 5.230 tessere in sole 24 ore.
E oggi conta oltre 36mila tessere, 2mila in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quando i rossoneri erano freschi campioni d'Europa. Il brasiliano coi dentoni attrae non solo più della coppa dalle orecchie a sventola ma anche dello sguardo ombroso di Mourinho: in questo derby delle tessere, l'Inter è sotto, con 30.280 abbonamenti (persino in calo di 225 unità rispetto all'anno scorso).
Da Milano a Torino, dove tra Juventus e Toro non c'è storia nonostante in città il tifo prevalente sia quello granata: se i bianconeri sono a quota 17.770 (700 tessere in più dell'estate passata) e si avviano verso fine campagna, il Toro ha chiuso la fase di prelazione solo venerdì scorso e oggi conta 12.400 abbonati, con un decremento di 500: segno che le due ultime stagioni anonime hanno un po' deluso i tifosi.
A Genova non te lo aspetti: nonostante non ci sia più Borriello ad infiammare la Nord, Genoa batte Sampdoria 18.500 a 18.200. Ci si aspettava di più dal club blucerchiato, forti dell'effetto Cassano che ha rinnovato il contratto con Garrone; mancano però solo 59 tessere per eguagliare il numero di sottoscrizioni dell'anno scorso.
Nella Capitale, la Roma è stabile sulle 28.000 sottoscrizioni come 12 mesi fa, mentre la Lazio a sorpresa, coi tifosi concentrati solo sul campionato (gli uomini di Delio Rossi sono infatti fuori da qualunque competizione europea), impenna a 21.000 abbonamenti: lo scorso anno, con la squadra in Champions, erano 14.000. Fare un pronostico al botteghino è difficile quanto prevedere ciò che accade sul campo. Le campagne abbonamenti chiudono il 31 agosto o in alcuni casi nelle prime settimane di settembre. Quel che è certo è che le tessere comunque non piovono più a dirotto come ai tempi di Maradona.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 12 agosto 08)

domenica 10 agosto 2008

Allergia d'oltre confine

"Le difficoltà sono sempre le stesse: con una difesa decimata e un attacco spuntato putroppo le cose per ora vanno così ma adesso le amichevoli sono finite". Che il Milan quest'anno non si giocherà la Champions ma si dovrà accontentare della Uefa è cosa nota. Ma che nel giro di 10 giorni il Milan sia diventato intollerante alle sfide europee, per l'ambiente rossonero abituato (e bene) a imprese come le finali vinte a Manchester e ad Atene, è cosa a dir poco assurda. Perché proprio a Manchester contro il City (possibile avversaria in Coppa Uefa), gli uomini di Ancelotti collezionano il terzo ko consecutivo in amichevoli internazionali. E oltre alla sconfitta, l'altro comune denominatore è un attacco ancora all'asciutto, fermo alla doppietta-strapazza-Juve firmata Clarence Seedorf nel Trofeo Tim: l'olandese cerca di dare verve al reparto offensivo, che però sciupa un paio di ghiotte occasioni con Paloschi. Il 18enne è troppo precipitoso sotto porta e viene sostituito a inizio ripresa con Viudez, al suo debutto in rossonero: prestazione senza infamia e senza lode, ma Ancelotti è soddisfatto della prova dell'uruguaiano: "Ha fatto delle buone cose, ma ha solo 18 anni e fino a ieri giocava in Uruguay: non è semplice per nessuno fare un salto del genere e arrivare in una grande squadra come il Milan, quindi ora come ora è impossibile esprimere giudizi". La porta girevole del Milan prevedeva tra i pali il rientro di Dida: nuovo look, e forse anche nuova vita. Perché sul gol bello e impossibile di Bojinov non ha colpe e durante la gara il brasiliano ha dimostrato una certa tranquillità, tranne nell'uscita sciagurata su Vassel che avrebbe meritato il rigore: "Deve abituarsi a giocare, ma oggi è stato concentrato e sicuro". Bene Dida, bene Gattuso (che dà segnali di risveglio), bene anche Flamini (difensore aggiunto in occasione del tiro ravvicinato del solito Bojinov), ma contro il Manchester City queste note positive non bastano per interrompere il trend negativo. Riscatto rimandato quindi alla sfida di domenica 17 contro la Juve per il Trofeo Berlusconi, a cui prenderà parte Inzaghi (che ha ripreso gli allenamenti dopo un infortunio muscolare), l'unico che per ora che abbondona l'infermeria: Kaladze è stato ad Anversa dal dottor Martens (ginocchio ok, solo affaticato), mentre il tendine rotuleo di Kakà e la schiena di Nesta continuano a fare le bizze.

(srv All Sport News del 10 agosto 08)

sabato 9 agosto 2008

Come si dice sconfitta in inglese

La differenza è di quattro gol, la sostanza è la stessa: ancora una sconfitta che parla inglese. 0-5 contro il Chelsea a Mosca, 0-1 contro il Manchester City in Inghilterra. Tra Olimpiade ed infortuni vari non ci sono Ronaldihno, Pato, Kakà, Nesta, Kaladze, Inzaghi e Borriello. Assenze (pur pesanti) che però non giustificano un Milan, quello andato in scena al City of Manchester Stadium per il Trofeo Thomas Cook, che davanti non sfigura ma dimostra di avere incertezze quando si tratta di chiudere dietro il bagagliaio, lasciato sistematicamente aperto. E gli attaccanti avversari (vedi Anelka 6 giorni fa e Bojinov stasera) ci saltano su che è un piacere. Ancelotti le prova tutte: il ritrovato Dida per Kalac, Flamini al posto di Pirlo, spostato sulla trequarti con Seedorf al posto di Kakà, Paloschi a fare l'Inzaghi o il Pato che sia.
Su un manto erboso che sembra un biliardo, Seedorf, al 6' minuto, dà il primo colpo di stecca: l'invito a Paloschi è di quelli che non si possono rifiutare ma il 18enne bresciano ha troppa fretta di arrivare al dunque e il suo tiro viene respinto da Hart. Al quarto d'ora sempre Seedorf passa la stecca a Pirlo, e se l'invito è ancora per Paloschi, la chisura è ancora del portiere inglese. Il Milan preme sull'acceleratore (con un Seedorf scatenato che verso la mezz'ora sfiora il vantaggio su cross di Gattuso), ma non guarda nello specchietto retrovisore. Così dalle retrovie al 23' spunta Elano, ma sulla sua strada trova il compagno Vassel a passeggio: scontro tra amici e quel che ne esce è un tiro svirgolato. Qualche secondo dopo Bojinov inizia a mandare messaggi di minaccia ai rossoneri: se infatti al 24' sul tiro del bulgaro (ex di Lecce, Fiorentina e Juve) c'è Flamini sulla linea (con Dida che travolge Vassel in area ma buon per il brasiliano che l'arbitro non vede tracce di rigore), al 38' sulla linea non c'è nessuno, o meglio c'è Dida, che però al sette non ci arriva: la palla, proveniente da fallo laterale, vaga in area sfiorando chiome e scarpini, fino a quando non si accomoda sul piede sinistro di Bojnov che confeziona con una prodezza l'1-0 per i padroni di casa. Nella ripresa dentro Oddo per Jankuloski e debutta l'uruguaiano Viudez al posto di Paloschi. I ritmi si abbassano e il Manchester City gioca a palla prigioniera: il Milan non punge e avrebbe bisogno dell'indulto per liberarsi dalle trame degli uomini di Hughes, che difendono senza affanni il gol di vantaggio fino al fischio finale. Compresa la sconfitta contro il Siviglia, per il Milan è il terzo ko consecutivo in amichevoli internazionali e domenica 17 a San Siro, per il Trofeo Berlusconi, c'è la Juve di Claudio Ranieri, ex allenatore del Chelsea. Ancelotti, vocabolario alla mano, si prepari: c'è sempre di mezzo l'inglese.

Guarda il servizio sul sito di Sport Mediaset

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 9 agosto 08)

venerdì 8 agosto 2008

Parla lui

In casa rossonera è difficile capire se fa più male la pesante sconfitta rimediata contro il Chelsea oppure il ginocchio di Kakà i cui tempi di recupero predicano cautela. Sul caso del fantasista operato al menisco il 23 maggio scorso potrebbe partire addirittura una polemica interna destinata poi ad allargarsi ai medici della Federcalcio brasiliana, un po' come accadde con la vicenda-Ronaldo. Ma Clarence Seedorf assicura che si tratta di due faccende ben diverse: "Ricky è intelligente, sa gestirsi bene, e credo che prenderà tutto il tempo necessario per riprendersi al 100% e mettersi poi a disposizione della squadra e fare quel che ha sempre fatto". Kakà, quindi, non puo' rischiare di giocarsi la carriera. Carriera, quella di Seedorf invece, che non può essere messa in discussione dall'arrivo di Ronaldinho. Perchè avere in squadra un altro campione non può che rendere il Milan più competitivo: "In passato ho detto sempre che un giocatore come Ronaldinho è un giocatore con cui avrei voluto giocare da tanto tempo. Io avevo espresso solo una mia opinione, e cioè che il Milan avrebbe avuto bisogno di un altro tipo di rinforzo, poi tutti vorrebbero avere Ronaldinho, ho detto anche queste parole, giusto?". Capitolo difesa: la prestazione della difesa rossonera è stata a dir poco imbarazzante. Ma per Seedorf le partite importanti sono ben altre, anche se l'amichevole di domani contro il Manchester City arriva puntuale per voltare subito pagina: "Dispiace perdere le partite in generale, sapendo che l'importante è essere a posto dal 31 in poi: io credo che il discorso sia come abbiamo perso contro il Chelsea".

Guarda il servizio sul sito di Sport Mediaset

(srv All Sport News dell'8 agosto 2008)

domenica 3 agosto 2008

Chi fa per sè

Stavolta non c'è bisogno di Gattuso: battuto il Milan 1-0 grazie al clamoroso autogol del centrocampista rossonero, nella finale del Russian Railways Cup il Siviglia fa tutto da solo e batte anche il Lokomotiv padrone di casa: 3-0 e Trofeo di Mosca a Maresca e compagnia. Una bella compagnia quella guidata dall'allenatore Jimenez, affiatata e spietata: nemmeno il tempo per asciugarsi la fronte dalla pioggia incessante, infatti, che al 3' minuto Romaric devia di testa un corner di Chevanton e porta in vantaggio i suoi. Dopo un'occasione del Lokomtiv col georgiano Mujiri (diagonale che solletica il secondo palo), al 23' sale in cattedra Diego Capel: il tornante (che in Spagna già accostano a Reyes dell'Atletico Madrid) accelera, frena e dalla sinistra crossa per Konè che con la pelata piega Pelizzoli per il 2-0. Nella ripresa, dopo il palo stampato dal Lokomtiv con Micenkof, ancora Capel, scatenato, se ne va a briglie sciolte sulla corsia mancina e mette in mezzo un cross che Chevanton non spreca: di piattone, l'ex di Lecce e Monaco fissa il risultato sul 3-0. In versione "chi fa per sè fa per tre" il Siviglia batte il Lokomtiv, vince il Trofeo di Mosca, ma non dimentica di ringraziare Gattuso.

(srv All Sport News del 3 agosto 08)

venerdì 1 agosto 2008

Patente di campione

Immaginate Balotelli e Paloschi a colloquio con Pablo Picasso e scoprirete che i due giovanotti di Inter e Milan, classe 1990, hanno una filosofia di vita esattamente opposta a quella dell'artista spagnolo: se il maestro della pittura del XX secolo sosteneva che "per diventare giovani ci si mette molto tempo", gente come Balotelli e Paloschi, gente del XXI secolo, per diventare giovani (e in gamba) di tempo ce ne hanno messo anche fin troppo poco. Prendete l'attaccante interista che, a sole 72 ore dal suo esordio in serie A, il 19 dicembre scorso contro la Reggina centra la sua prima doppietta. Oppure prendete l'attaccante milanista, che gettato nella mischia da Ancelotti contro il Siena, a nemmeno 20 secondi dal suo ingresso tramuta il primo pallone palpato in A in un fulmine che secca Manninger e regala una vittoria insperata ai rossoneri. E Scusate se oltre Balotelli e Paloschi, 18 anni compiuti da pochi mesi, in Italia ci sono altri neo-maggiorenni che, dopo la patente, ora hanno fretta di lasciare la Primavera e prendere la licenza del campione. Vedi Davide Santon, difensore della primavera dell'Inter (lui la classe 90 l'ha sfiorata per un paio di giorni - è nato il 2 gennaio 1991) che nella prima uscita stagionale contro gli arabi dell'Al-Hilal sgroppava sulla destra come un pony e che (Maicon avvisato, mezzo salvato) Mourinho vede tra due anni come uno dei terzino più forti d'Italia. Vedi i centrocampisti juventini Fausto Rossi (scoperto da Ciro Ferrara) e Albin Ekdal (svedese, 19 anni compiuti 4 giorni fa) che al Trofeo Tim giostravano in mezzo come due veterani. Vedi l'attaccante della Lazio Ettore Mendicino (nel quale Delio Rossi ripone molta fiducia) e il fantasista del Siena Forestieri, italiano di origine argentina, un oriundo che presto potrebbe seguire le orme di Camoranesi in Nazionale. Tenete d'occhio questi palloncini d'oro: sono giovani, bravi e non perdono tempo.

(srv Studiosport - edizione 13 e All Sport News del 1 agosto 08)

martedì 29 luglio 2008

Non muoverti

David Trezeguet resta alla Juve. Figuriamoci dopo il suo ritorno al gol ieri al Trofeo Tim. Il presidente della Juventus Cobolli Gigli mette la riparo l'attaccante francese dagli assalti del Barcellona, in visita stasera a Firenze non tanto per giocarsi l'amichevole con i viola quanto per proseguire ancor più da vicino il corteggiamento alla punta bianconera, con 30 milioni di euro cash pronti per essere estratti dal taschino. Una cifra che in realtà ai bianconeri farebbe comodo per pigliarsi in un sol colpo il degno sostituto di un Trezeguet col muso lungo dopo l'arrivo prepotente di Amauri e un centrocampista di qualità da affiancare a Poulsen.
Dopo l'infortunio di Materazzi, l'Inter si tiene stretto Burdisso, autore del primo gol dell'era Mourinho. Ma per il difensore argentino fa pressione la Fiorentina: l'offerta si aggira intorno ai 10 milioni di euro. Va bene Muntari, ma i neroazzurri sperano ancora in Quaresma: 17 milioni più Pelè è quanto messo sul piatto da Branca, ma il Porto fa orecchie da mercante.
In casa Milan, dopo Ronaldihno, potrebbe arrivare un altro sudamericano: è l'uruguayano Tabarè Viudez, talentuoso centrocampista del Defensor Sporting di Montevideo e Nazionale Under 20, che secodno il presidente del Defensor Fernando Sobral sarà in Italia nelle prossime ore per sostenere le visite mediche con il club di via Turati.
Bernardo Corradi è un giocatore della Reggina. L'accordo è stato raggiunto con il Manchester City: l'attaccante ha risolto il contratto con gli inglesi e ha firmato per una stagione con gli amaranto a titolo definitivo.


(srv All Sport News del 30 luglio 08)

Trofeo Tim Story

C'è chi in spiaggia si porta il romanzo-mattone da cinquecento pagine, c'è chi vuole fare prima e dello stesso romanzo si legge il bigino. Ecco, i calciofili che non hanno la pazienza di aspettare fino all'ultima settimana di agosto si godono puntualmente ogni estate il Trofeo Tim, che riassume in una sola notte il meglio del calcio italiano. Inter, Juventus, Milan: sempre e solo loro, le bellocce della serie A, che da ormai otto anni sfoggiano l'esagerazione di una sessantina di scudetti in questo triangolare diventato una classica fra le amichevoli di precampionato.

Amichevole sì, ma non troppo. Perché poi in realtà ce se le dà di santa ragione. Osservate cosa accadeva nell'agosto 2002: Davids e Contra se ne fregano della censura e in Milan-Juve del Trofeo Tim-seconda edizione (vinta dall'Inter di Cuper, reduce dal fatale 5 maggio) scambiano lo stadio Nereo Rocco di Trieste per un ring che nemmeno il Tyson sceso dal letto col piede sbagliato. Questo è un esempio, il più eclatante e il più deplorevole, ma quando hai di fronte le tue eterne rivali non c'è amichevole che tenga. Ed è pure l'occasione per convincere l'allenatore a puntare su di te non appena si farà sul serio. Peccato che certe promesse se ne vadano in letargo a settembre.

Vedi un certo Christian Vieri che, appena passato dall'Inter al Milan, nel Tim 2005 (disputato ancora a Trieste) mette a segno ben due rigori (il primo annullato) contro la Juve di Capello, l'esatta metà delle reti che collezionerà in rossonero. Come dire, le amichevoli servono anche per rimpilzare il bottino. Oppure, sempre in casa rossonera, vedi un certo Fatih Therim che, arrivato da Istanbul con la fama di Imperatore, vince la prima edizione del Tim ma a gennaio, dopo una serie di prestazioni deludenti in campionato, viene rispedito con le orecchie basse in Turchia. O ancora (stavolta Inter parlando) Oba Oba Martins, che nel 2003 a suon di capriole regala il trofeo ma non altrettante gioie a Cuper durante la stagione che conta.

Il Tim mantiene fin ora il prefisso di Milano: 5 edizioni (4 consecutive) ai nerazzurri, 2 ai rossoneri. La Juve è ancora all'asciutto, battuta lo scorso 14 agosto a San Siro dall'Inter di Mancini ai rigori e dal Milan di Ancelotti con il gol di Gilardino. Uno che quella sera sembrava divorare l'erba. Uno che poi, nonostante una decina di gol messi in fienile, nell'erba gelida dell'inverno milanese si è smarrito ed è andato a cercare fortuna da Prandelli a Firenze. Insomma, se aprite il bigino "Trofeo Tim" ci troverete il meglio del calcio italiano. Per le previsioni sul campionato che verrà, invece, leggetevi un manuale di chiromanzia.


(srv All Sport News del 29 luglio 08)

Prefisso 02

Squillino le trombe: stasera al Trofeo Tim, sfilano come accade da ormai otto estati le bellocce del calcio italiano. Quelle che, accompagnate in passerella dai vari Mancini, Amauri e Kakà, di tirarsela ne hanno ben donde. Ma c'è poco da vantarsi se del campionato fin ora è stato decretato solo il calendario e in estate, si sa, tutti vanno in spiaggia sfoggiando la spilla-scudetto attaccata al costume. Intanto, la bomboniera dell'Olimpico di Torino (che ospita il Tim per la prima volta) conterrà qualcosa di esagerato come una sessantina di titoli nazionali: Inter, Juventus e Milan: il meglio della serie A con un mese d'anticipo. Con quattro anni di ritardo avverrà stasera la stretta di mano tra Ranieri e Mourinho: l'allenatore bianconero faceva in tempo a portare il Chelsea in Champions League che Abramovich, nell'estate 2004, gli diceva grazie tante rimpiazzandolo con lo Special One: al cambio della guardia i due nemmeno si videro. Capita. Non è mai è capitato invece che la Juve uscisse trionfante dal Tim, che mantiene il prefisso di Milano: 2 edizioni al Milan, 5 all'Inter, che il 14 agosto scorso, con Mancini (quello che si pronuncia con la C) in panca, si accaparrava in un sol colpo derby d'Italia e derby della Madonnina. Ancelotti il Tim lo vuole. Perchè sotto sotto si farà sul serio. Chiedete a Contra e a Davids, che nel 2002 scambiarono lo stadio di Trieste per un ring che nemmeno il Tyson sceso dal letto col piede sbagliato. Ma stasera si esige solo sano spettacolo. Quello garantito da Mancini, Amauri e Kakà.

(srv Studiosport - edizione 13 del 29 luglio o8)

venerdì 25 luglio 2008

Cheese...

Guardate questo Ronaldinho. Poi guardate questo. Infine quest'altro e capite che la differenza sta tutta nei suoi dentoni. Che a Barcellona rimanevano nascosti sotto le labbra, che a Milano sono tornati in bella vista, che a Singapore, sulla strada per Pechino, brillano ancora di più, manco posassero per lo spot di un dentifricio. Il ct del Brasile Dunga non si stupisca quindi se il suo fantasista ha ritrovato il sorriso: nel giro di una settimana si è accasato al Milan e ha riabbracciato da fuoriquota la Nazionale, quella Nazionale che i blaugrana volevano fargliela vedere in tv e di cui, invece, grazie al via libera di Galliani, sarà sicuro protagonista ai Giochi di Pechino. Luccica anche l'apparecchio di Pato perché molto probabilmente nel 4-4-2 di Dunga affiancherà Dinho in attacco. Un corpo verdeoro con la testa rossonera, a cui hanno preso parte anche Diego del Werder Brema e Rafinha dello Shalke 04, fuggiti dai rispettivi club (pronti a denunciarli al Tribunale sportivo di Losanna) e volati in Oriente con l'intenzione di rientrare in Europa solo a rassegna conclusa, come dichiara il fantasista del Werder: "Non ho assolutamente intenzione di tornare sui miei passi. Ho preso questa decisione perché il mio sogno è di vincere la medaglia d'oro. La Fifa sta dalla mia parte, quindi so che sto agendo correttamente". C'è da dire però che le società non rispondono alla Fifa, quanto al Comitato olimpico. E quindi possono bloccare i loro tesserati tramite cavilli burocratici. Ma tant'è. Dunga, che non può contare su Robinho blindato dal Real Madrid, lancia una frecciata ai blancos: "L'anno scorso quando loro avevano bisogno di Robinho ho rinunciato a lui pur di accontentare le loro richieste, ora spero che avvenga la stessa cosa". L'Argentina deve invece rinunciare a Messi, tirato per le orecchie da Maradona sulle pagine del quotidiano Olé: secondo el Pibe de Oro, Messi dovrebbe avere più carattere e decidere per sè stesso, sennò non sarà mai un leader.

(srv All Sport News del 25 luglio 08)

domenica 20 luglio 2008

Staffettao

A Milanello si sono dati il cinque, si sono abbracciati e si sono detti due o tre paroline dolci in brasiliano. Ronaldinho e Kakà, nella sala biliardo del ritiro rossonero, hanno cominciato la loro avventura alla corte di Ancelotti. Il Pallone d'oro è tornato in anticipo, bella sorpresa per tutto il Milan. Ed è stata una bella festa, fenomeni a confronto con Pato, il trio delle meraviglie. Per due giorni sarà così. Poi si daranno ancora il cinque, si saluteranno e si diranno "imbocallupo e arrivederci a fine agosto" sempre e rigorosamente nella lingua madre. Kakà a Dinho dirà pure "beato te che vai a Pechino". Già, perché se il Pallone d'oro in carica le Olimpiadi se le guarderà da casa, dopo l'operazione di maggio al ginocchio sinistro, Ronaldinho (insieme a Pato) la rassegna a cinque cerchi se la vivrà sul campo. Insomma, per un brasiliano che arriva ce ne è uno che se ne va. Ma la staffetta tutta carioca non è quella abbozzata dal Guardian, che oggi ha lanciato la superbomba di un Chelsea pronto a versare nelle casse rossonere 79.3 milioni di sterline (tradotto: 100 milioni di euro) per pigliarsi Kakà. Addirittura, secondo il quotidiano britannico, la trattativa sarebbe già avviata. Vittorio Mentana, team manager del Milan, ha prontamente smentito a nome dei vertici societari il tam-tam di voci e vocizzuole, ribadendo l'incedibilità del giocatore sul sito web ufficiale. Tutto secondo copione: anche il Chelsea, dopo il Real Madrid, deve rassegnarsi. C'è da dire però che gli assalti al 26enne brasiliano da parte dei club in grado di permettersi souvenir a 5 o 6 zeri sono ormai all'ordine del giorno e non fanno quasi più notizia. Di certo, il Milan ha provveduto a blindare il suo fuoriclasse garantendogli un ingaggio da superstar. Per respingere ogni tentazione. E l'arrivo anticipato di Kakà in ritiro dice abbastanza. Fin troppo.

(srv All Sport News del 19 luglio 08)

sabato 19 luglio 2008

Vendesi

Vabbè che è come se fosse la sua nuova casa e a Milanello lo ospiterebbero tutte le notti per coccolarselo fino all'ultimissimo briciolo di giornata. Ma è giusto che abbia una casetta tutta sua e quindi, trovato il Milan dopo tanto sospirare, da ieri Ronaldinho sta cercando anche un appartamento. Meglio se in zona San Siro, meglio ancora se vicino agli altri brasiliani. A questo ci penserà la sorella Dayse. Così il Gaucho può andare alla ricerca del numero di maglia: Seedorf il 10 non lo molla tanto facilmente, al più rimangono la 11 e la 20. Dinho e l'olandese facciano bim bum bam entro mercoledì prossimo, quando il brasiliano salperà per Pechino con la Nazionale Olimpica verdeoro mentre i suoi nuovi compagni debutteranno in amichevole contro la Cremonese. Dopo il sì di Milan Lab, ieri Dihno ha dato qualche assaggio della sua classe in campo: classico torello (senza mai andare in mezzo), prove generali di sintonia con Inzaghi in partitella e un palo colpito. Per un brasiliano che arriva ce ne è uno che se ne va? Secondo il Guardian, quello con la valige in mano destinazione Londra sarebbe Kakà: il Chelsea avrebbe già avviato una clamorosa trattativa top secret col Milan offrendogli 100 milioni di euro. Il quotidiano britannico cita il consigliere personale del giocatore, Diogo Kotscho, secondo il quale la situazione è diversa da quella dello scorso anno, quando Galliani aveva respinto i 90 milioni proposti dal Real Madrid. All'ad rossonero tocca per l'ennesima volta smentire tutto. A meno che Kakà non abbia già consultato Sheva per trovare un bell'appartamentino a Londra.

(srv Studiosport - edizione 13 e All Sport News del 19 luglio 08)

giovedì 17 luglio 2008

No parti

"Ronaldinho adesso andrà alle Olimpiadi e sarà l'occasione per trovare la condizione giusta". Giusto in tempo per fargli gli onori di casa e già se lo vede sfilare dalle braccia. Eppure Ancelotti vede il bicchiere mezzo pieno: Ronaldinho nel grigiore di Pechino tornerà in forma splendente, perché un'esperienza con la Nazionale Olimpica da vivere fino in fondo vale più di venti amichevoli estive giochicchiate all'acqua di rose. Dinho partirà come fuoriquota insieme a Pato, arruolato in quanto Under 21. Ecco perchè al Papero il Milan non può dire "no tu no". Veto applicato invece su Kakà, che in Cina ci andrebbe a piedi. Sta di fatto che in Brasile il "mi dispiace ma non posso" da parte del 26nne Pallone d'oro viene visto come un tradimento nei confronti dei colori verdeoro. Ma forse non è questione di tradire o meno la madrepatria. Il problema (che riguarda alcuni club di serie A) è la tutela di ginocchia, polpacci, caviglie e quant'altro dei propri tesserati di spicco: il rischio di vedersi tornare un Kakà azzoppato dalla rassegna a cinque cerchi è sempre dietro l'angolo.
Se si tratta di fuoriquota, il club se le inventa tutte pur di trattenerlo. Fanno eccezione la Lazio, che ha concesso a Casiraghi le prestazioni di Rocchi, e l'Inter, che lascia Burdisso nelle mani del ct dell'Argentina Olimpica Sergio Baptista. Se si tratta invece di un Under, pazienza, imboccallupo e arrivederci a fine agosto: è il caso del Napoli, in ritiro a Burgenland senza gli argentini Lavezzi e Navarro, da lunedì scorso entrambi a Pechino. Dove c'è anche il nigeriano Obinna, classe '87, tesserato Chievo ma cartellino Inter.

Venendo agli azzurrini, la Juventus (con Giovinco e Marchisio) e il Palermo (con Nocerino preso proprio dai bianconeri e il portiere Sirigu) sono i club più rappresentati nell'Olimpica di Gigi Casiraghi. Che ringrazia per la disponibilità.

(srv All Sport News del 17 luglio 08)

martedì 8 luglio 2008

Zar spodestato

A Mosca Grant non avrà vinto la Champions a causa di una sgommata di Terry dagli undici metri (manco fosse scivolato sull'asfalto ancora fresco), però si è intascato non una ma due medaglie (seppur d'argento): la sua se l'è tenuta, l'altra l'ha regalata ai tifosi del Chelsea. L'"altra" spettava a Shevchenko. Che non è salito sul palco a ritirarla ma, in segno di protesta per non aver nemmeno calciato uno dei suoi tanto amati rigori, è rimasto in panchina. Sai che novità, visto che da quando è sbarcato a Londra ha fatto più compagnia a Mourinho prima e a Grant poi in panca, che ai suoi compagni in campo. Addirittura, per dargli il contentino, the special one lo relegava spesso sulle zolle paludose della fascia laterale, come uno zar messo in castigo al confine del suo impero. E la porta era distante anni luce.

Dal 2006 al 2008, mentre la moglie Kristen faceva shopping per le vie di Londra e il figlio Jordan masticava le sue prime parole in inglese, Andriy raccimolava la miseria di 13 gol tra Premier e Champions. Del resto, con lo schema a un'unica punta e con un Drogba da non sfiorare nemmeno con un dito, a Sheva non rimaneva altro che giocare alla playstation. E pensare che al Milan segnava a raffica come nel più facile dei videogiochi: alla prima stagione in rossonero (99-2000), reduce dagli anni duri ma splendidi di Lobanovsky alla Dinamo Kiev, si laurea capocannoniere con 24 gol e continua sulla via maestra fino a conquistare Pallone d'oro (nel 2004) e, con 173 gol, titolo di secondo miglior marcatore nella storia rossonera dietro a Nordahl. Leggendario. Come leggendari i suoi occhi da cerbiatto che ipnotizzano Buffon all'ultimo, decisivo, rigore della finale di Manchester del 2003.

Con Ancelotti, tra screzi e musi più o meno lunghi, vince tutto. Ma la passione si affievolisce lentamente. E' ora di cambiare. Abramovich lo tenta, eccome se lo tenta, con quell'imbarazzante stipendio di 9 milioni di euro. Come dire di no. L'affare si fa, è l'estate del 2006. e nelle casse rossonere arrivano 45 milioni in un'unica dose. Così Sheva va a Stamford Bridge. La curva milanista gli dà del traditore. Lui non fa nulla per smentirla, tanto che al suo primo centro inglese sbaciucchia la sua nuova maglia. Ma da quel giorno niente più baci. Adesso la casacca blu vorrebbe togliersela di dosso il prima possibile.
(srv Calciomercato dell'8 luglio 08)