lunedì 28 gennaio 2008

I panzer azzurri kaputt nello slittino

Se dici “bravi lo stesso”, è più probabile che ti rispondano “danke” piuttosto che con un grazie musicato da un pesante accento altoatesino. Leggi i loro nomi e se non sai il tedesco inizi a balbettare, contorcerti la lingua ed emettere suoni onomatopeici incomprensibili e un po’ ridicoli. Già, il tedesco. A Oberhof, in Germania, Gerhard Plankensteiner e Oswald Haselrieder si sentono un po' come a casa propria. E se non indossassero la tuta azzurra, a questi due armadi sdraiati sullo slittino daresti dei crucchi. Invece Gerardo e Osvaldo (chiamamoli così per orgoglio patriottico) parlano bene l’italiano. E, ovviamente, benissimo il tedesco. La stessa lingua degli avversari che li hanno scalzati dal podio mondiale e scaraventati a un deludente quarto posto: Florschuetz e Wustlich primi, Wendl e Arlt secondi, i fratelli austriaci Schiegl terzi. Nessuna medaglia quindi per l’Italia nella prova del doppio. Aggiungiamoci che l’altra coppia azzurra Fischnaller-Kofler finisce dodicesima e un errore grossolano alla partenza fa fuori nella prima manche i nostri campioni europei Oberstolz-Gruber, ed ecco che lo scivolone azzurro diventa ancora più doloroso. Un dolore comunque affievolito. Perché se dai un’occhiata alla lista dei partecipanti ti sembra che il doppio sia un duello esclusivamente fra panzer.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

domenica 27 gennaio 2008

20^ di campionato: Milan-Genoa 2-0 Pato, Pato

Doppio Pato e il Milan va
Kakà dimentica di avere il freno a mano tirato e le sue discese si spengono sul nascere. Seedorf si perde nel labirinto dei suoi dribbling contro dribbling e annaspa sulla trequarti. Pirlo lascia a casa il joystick che solitamente usa per battere le punizioni e impegna solo i raccattapalle. Se il Milan è pallido e ingiallito, gialle ma non ingiallite sono le scarpette di Pato. Che nel secondo tempo lasciano una scia bruciante sulla metà campo rossoblu: il Papero seda il Genoa con la testa e con la buona sorte (vedi il rimpallo fortunoso contro Scarpi). Il gioiellino carioca è volenteroso e pure sprecone. Diamogli tempo, è ancora un bambino. Ma oggi si è dimostrato più adulto dei suoi compagni un po' invecchiati.

venerdì 25 gennaio 2008

Dance commerciale, nostalgia da 90 - track 3

SEVEN DAYS AND ONE WEEK (B.B.E.)
Settembre 1996. Si può considerare il brano capostipite della progressive, quel genere di dance che ha avuto vita breve, circa un annetto e poco più. I B.B.E. stravendono il loro disco in tutta Europa, ma non replicano il successone qualche mese dopo con Flash, un flop. Tutti quindi li ricordano solo per Seven days and one week. Basta e avanza: il gruppo tedesco rimane inchiodato al numero uno delle classifiche continentali per tutto l'inverno '96.

Basso ignorante, ritmo molleggiante. Il giro di piano ti rimane incastrato nel'orecchio. Voto 8

mercoledì 23 gennaio 2008

Recupero della 12^ di campionato: Atalanta-Milan 2-1 Gattuso, Langella, Tissone

Corsa Champions: l'Atalanta chiude le porte al Milan
Vabbè che questa partita l’avrebbe vinta volentieri a tavolino, ma la figura del tavolino messo a gambe insù il Milan poteva anche risparmiarsela: se si deve giocare, si giochi. Punto. Ma nemmeno quello, il misero punticino, è stato portato via come contentino da Bergamo. Per come si era messa, si pensava a ben altro. Gattuso azzecca la testa di Doni, poi però sono Langella e Tissone ad azzeccare l’impresa del ribaltone. Pato non azzecca un bel niente e, affamato, si divora due palloni da accomodare senza patemi alle spalle di Coppola. Si giocava a porte chiuse. E la fessura della porta che dà alla zona dei campioni si fa sempre più stretta. Rossoneri, attenti alle dita. E a Dida. Quando tornerà fra i pali.

lunedì 21 gennaio 2008

Alessandra Sensini, via col vento

Italia campione del mondo. Ma stavolta Cannavaro e company non c’entrano. Italia sulla cresta dell’onda. Perché per trovare surfisti intrepidi non serve andare fino in Australia. A Grosseto, ad esempio, trovi Alessandra Sensini, che la tavola l’apparecchia non in cucina ma sulle spiagge della Maremma, dove ha imparato a diventare la regina dei mari. Basta un soffio di maestrale, poi al resto ci pensa la 38enne grossetana che va più veloce del vento e di tutte le sue sfidanti. Succede anche sulle acque neozelandesi di Auckland: Alessandra, davanti alla padrona di casa Barbara Kendall e la spagnola Marina Alabau, conquista il suo undicesimo titolo mondiale di windsurf. In vent’anni anni di carriera ha cambiato tavola tre volte (classe RS-X, Funboard, Mistral) ma la portata è sempre una: Alessandra mangia solo il primo. E sotto la medaglia d’oro di Takapuna spunta il visto per Pechino: si tratta della sua quinta partecipazione alle Olimpiadi. Con tre medaglie (oro a Sydney 2000, bronzo ad Atlanta 1996 e Atene 2004) è la donna più vincente ai Giochi. A Qingdao la Sensini ci andrà da campionessa del mondo. Come Cannavaro e company. Del resto, anche il mare è azzurro.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

domenica 20 gennaio 2008

19^ di campionato: Udinese-Milan 0-1 Gilardino

Il tridentao non va, ci pensa Gilardinho
In fin dei conti basta aggiungere una H e diventa brasiliano pure lui: Gilardinho a dieci minuti dalla fine subentra a Ronaldo e fa il fenomeno ammazzando l’Udinese in pieno recupero. Alberto è tornato prepotentemente di moda in un periodo in cui di moda va il tridente scioglilingua e sciogli-Napoli che per tutta la settimana scorsa lo aveva relegato nell’ufficio oggetti smarriti. Certo, non è che con questa rete ossigenante il Gila si sia assicurato un seggio da senatore a vita all’interno dell’attacco rossonero. Ma non si può vivere di solo Ka-Pa-Ro. Udine dimostra che in questo acronimo si può inserire anche la GI di Gilardino. Pardon, Gilardinho.

venerdì 18 gennaio 2008

Dance commerciale, nostalgia da 90 - track 2

IN THE MUSIC (DEEPSWING)
Marzo 2001. In realtà è ancora lui, Eddie Amador. Ma in tanti si erano già dimenticati di House music, che nella primavera del '98 veniva puntualmente inserito nelle sequenze commerciali. Eddie Amador rispunta tre anni con un nuovo nick, Deepswing, e con una nuova hit, In the music. Un doppione? No, in questo pezzo c'è un plus: il giro di sax, che fa impazzire le piste d'Italia.


Molto estivo. Ritmo incalzante. Poco basso, tanta cassa. E il sax in dissolvenza. Voto 8.5

mercoledì 16 gennaio 2008

Coppa Italia, ottavi di ritorno: Catania-Milan 1-1 Vargas, Paloschi

Ancora Paloschi, ma passa il Catania
Perchè della Coppa Italia ad Ancelotti e sudditi, senza troppi giri di parole, non frega proprio un bel niente, sennò avremmo potuto assaporarci ancora per qualche partitella il talento del baby Paloschi, che dal cognome credi sia ceco, ucraino, russo o giù di lì. Invece è italianissimo e per il fiuto del gol ricorda Inzaghi. Buon per il Milan, che nell'ultimo decennio dalla primavera non ha mai estrapolato nulla di sfizioso. La vetrinetta sbiadita della coppa nazionale serviva solo a testare giovani interessanti. Ora che dalla vetrina i rossoneri sono usciti, a Paloschi non rimane che fare shopping con il coscritto Pato. E aspettarlo fuori dal negozio. Ah, Paloschi di nome fa Alberto, come Gilardino, suo assist-man stasera. Da Alberto ad Alberto. Le cose sotto porta cambieranno in un futuro lontano?

lunedì 14 gennaio 2008

Patologico

Baciato dal destino

Cagliari, una stagione buttata via

A Cagliari si sente puzza di bruciato. Se al Porto Canale il bastimento carico di immondizia campana è arrivato da alcuni giorni, allo Stadio Sant'Elia il bastimento carico di allenatori arriva puntuale ogni tre mesi da quando Cellino (foto) più che il presidente fa il personaggio cattivo delle fiabe, come il mangiafuoco di Pinocchio. Ma dalla bocca di Massimo l'americano non escono bugie. Semmai illusioni. Giampaolo, Sonetti, Ballardini (ieri al debutto) sono l'ultima parte della vorticosa girandola sopra la panca. Ma la capra non canta: continua a piangere in fondo alla classifica. L'Udinese passa 1-0 (addirittura con un uomo in meno ma con un Quagliarella da 7+), quarto capitombolo consecutivo (12 in totale) e 10 punti elemosinati. Per carità, sono arrivati a dar man forte gli umili Storari dal Levante e Jeda dal Rimini. Ma la salvezza rossoblù pretende ben altri e ben altro, cioè un miracolo. Perchè finestrare i tecnici uno dopo l'altro, senza nemmeno dar loro il tempo di imparare la strada per arrivare al campo di allenamento, serve solo a scavarsi la fossa della B con le proprie mani (vedi anche la difettosa gestione del caso Foggia-Marchini). Da venerdì sette ultrà cagliaritani hanno le manette ai polsi. Ma le loro scorribande notturne, tra lanci di pietre, fuomogeni, bottiglie e bombe carta, non miravano Cellino, bensì il governatore della Sardegna Soru, reo di non aver rifiutato i rifiuti di Napoli. Ai tempi di Moggiopoli si parlva di calcio-spazzatura. Stavolta non ci sono analogie tra il calcio e la spazzatura. Se non che il Cagliari sta buttando la sua stagione nel cassonetto.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

domenica 13 gennaio 2008

18^ di campionato: Milan-Napoli 5-2 Ronaldo, Sosa, Seedorf, Domizzi (r), Ronaldo, Kakà, Pato

Il Milan guarisce dalla Patologia
Comincia il 2008. Da dove ri-cominciamo? Dai 18 trofei internazionali sfoggiati nel pre-partita? Da Lazzaro-Ronaldo che si alza, cammina e infila una doppietta? Dal Papero precoce che seduce San Siro e ci mette la firma come di consuetudine ad ogni primo appuntamento? O dal Milan-samba che dopo 8 mesi torna ad essere padrone di casa sua? Ricominciamo da tutto questo. Perché stasera gli ingredienti per ricominciare a vincere c’erano tutti. E sono stati usati tutti. Segna Seedorf sacrificato col broncio a centrocampo, segna Kakà ma i suoi gol-fantascienza non fanno più notizia. E il Napoli si sgretola dopo il doppio momentaneo pareggio. A scorgere il quarto piano viene ancora il torcicollo. Ma gli scarpini che indossa Pato, gialli come le zampe di Paperino, sembrano quelli giusti per salire la scalinata.

venerdì 11 gennaio 2008

Dance commerciale, nostalgia da 90 - track 1

Ogni settimana un brano dance commerciale anni '90, di quelli che facevano ballare. Dj Skar li sceglie per voi, nostalgici della musica tutto basso, cassa e sonorità psichedeliche.

STAY (SASH feat. LA TREC)
Novembre 1997. Dopo Encore Une Fois, il dj londinese torna a scatenare le piste di tutta Europa (600mila copie vendute) con un brano commerciale dall'atmosfera trance. In Italia rimane al numero uno delle charts per più di un mese. E' il periodo più prolifico della carriera di Sash, che replica durante la primavera successiva con La Primavera, appunto. Ma nulla in confronto a Stay, che diventa la colonna sonora del Natale dance '97.

Rif trance molto melodico, basso a levare caldo e intrepido. Voto 9

martedì 8 gennaio 2008

Mercatino invernale, vendesi fenomeni

Il mercatone è quello estivo: a stagione finita si pensa a quella nuova e si parte con le spese folli. Il mercatino, invece, è quello invernale: a stagione in corso si pensa a ritoccare le rose con petali che spesso, forse a causa del gelo, non riescono a fiorire. Ma è periodo di saldi. E senza girarsi i pollici fino a giugno, magari l'affare ci scappa adesso. Perchè vorrebbero scappare tutti subito. Da Barcellona vorrebbero scappare Ronaldinho e Zambrotta: il Milan, lo sanno anche i bambini, li accoglierebbe a braccia spalancate. Ma il portafoglio, quello no, quello è già più difficile da spalancare, anche per due campioni così. Da Palermo vorrebbe scappare Amauri, ma il presidente Zamparini scoraggia i pretendenti portando la clausola del brasiliano oltre Marte. Vorrebbe scappare Di Natale, ma che i Pozzo non regalano a dispetto del cognome. E poi scapperebbero volentieri il portoghese Maniche dall'Atletico Madrid, stanco di vivere da separato in casa; la nuova stellina francese Benzema dal Lione, per il quale molti club italiani stanno in coda alla cassa; l'olandese Van der Vaart (foto) dall'Amburgo, che invia sms d'amore alla Juventus.

Insomma, quando il mercatino riapre, giocatori e rispettivi procuratori aprono a nuovi orizzonti milionari. E salgono nel paradiso della notorietà: d'improvviso approdano sulla bocca di tutti i tifosi e nei sogni di tutti i club. Per loro si sprecano chilometri d'inchiostro sui giornali, tra indiscrezioni e leccatine di fondoschiena. Sì perchè prima di essere acquistati vengono dipinti come Maradona, poi chissà perchè alcuni di questi fenomeni si rivelano tutt'altro che salvatori della patria. Ma intanto nel paradiso delle chiacchere loro ci sono.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

mercoledì 2 gennaio 2008

Sarà l'anno del Papero?

























Roba da cartone animato Disney: avete mai sentito la favola di un papero che a soli 17 anni diventa Paperon de’ Paperoni? Nella storia del calcio nessuno ha mai sborsato tanto, 22 milioni di euro, per accaparrarsi le giocate di un minorenne. Nessuno, tranne il Milan. Che lo adocchia fin dai suoi esordi nell’Internacional appena 16enne. E’ amore a prima vista. Un amore messo al riparo dalla corte serrata di Chelsea, Real Madrid e Inter, infatuati anch’essi di questo talentino con l’acne sulle guance e l’apparecchio in bocca. Lui è il brasiliano Alexandre Rodrigues da Silva, meglio conosciuto come Pato, in italiano “papero”, soprannome che deriva dalla sua città natale Pato Branco, che significa “papero bianco”.


Approda in rossonero il 2 agosto scorso, dopo aver partecipato con la nazionale verdeoro al Mondiale Under 20 in Canada, ma fino al 3 gennaio rimane a guardare: solo allenamenti e alcune amichevoli, perché la Fifa impedisce ad un minorenne di essere inserito nelle liste ufficiali delle competizioni europee e mondiali. Finita la penitenza burocratica, ora il papero può finalmente scuotere le ali in campionato e in Champions League. Dribbling secco e tiro imprevedibile: Galliani già se lo immagina in posa col pallone d’oro fra le braccia. Dopo Kakà tocca a Pato ad eccitare il Meazza. Con lui salgono a 8 i giocatori brasiliani nel Milan. Una specie di sambodromo. Il 2008 per il Papero potrebbe rivelarsi più divertente di un cartone animato Disney.

(articolo pubblicato su Maxim - gennaio 08)

sabato 29 dicembre 2007

Meditazioni metafisiche 2.0

Cogito ergo sum
Penso dunque sono
(René Descartes, filosofo francese)




Duro perchè faccio
Tengo duro perchè se mollo faccio...
...un piacere non solo a Dini ma a tutti gli italiani
(Romano Prodi, politico filosofo)

martedì 25 dicembre 2007

Anche a Natale siete voi a scegliere cosa ballare...
da dj Skar auguri mixati con la vostra canzone preferita

domenica 23 dicembre 2007

17^ di campionato: Inter-Milan 2-1 Pirlo, Cruz, Cambiasso

Inter, buon Natale. Firmato Dida
"Nelson Nelson, Dida Dida". Tutto il Meazza in coro per lui, solo per lui. Ma, altro che standing-ovation. Il suo nome scandito a gran voce dai tifosi neroazzurri ha un suono più stridente di una secchiata di fischi. Cambiasso raccoglie la difettosa respinta di Maldini, fa partire un destro così così, Dida fa ancora peggio e si scaraventa esattamente dalla parte opposta, come se lo facesse apposta. Magari lo avesse fatto apposta. Almeno si avrebbe una spiegazione plausibile all'ennesimo imbarazzo che il portiere brasiliano non si è risparmiato di creare alla sua società neppure dal tetto del mondo. Finisce 2-1 per l'Inter. Che ringrazia e si porta sul Monte Bianco con due turni d'anticipo. Tempo di regali? No, per Dida e colleghi rossoneri è già tempo di scendere dall'Everest.

mercoledì 19 dicembre 2007

Coppa Italia, ottavi di andata: Milan-Catania 1-2 Spinesi, Mascara, Paloschi

Baby-Milan, dal Catania niente carezze
La testa non è rimasta in Giappone ma è già a San Siro per il derby sotto l'albero. Solo che stasera non c'è l'Inter ma il Catania. Poi è solo Coppa Italia, mica Intercontinentale. Inoltre gioca Digao, mica suo fratello Kakà. E aldilà del fatto che uno è difensore e l'altro è semplicemente indescrivibile, la differenza si vede dalle movenze e si sente dalle parti di Spinesi e Mascara. Che ringraziano per gli assist ricevuti da questo fratellino d'arte che l'arte del calcio ce l'ha in casa ma che per possederla o sei Kakà o altrimenti inutile perdere tempo. Non perde tempo Alberto Paloschi: primo gol e primi cori dalla Sud. Precoce il 17enne. Per lui questo con i siciliani non era un allenamento. Per il resto della squadra sì o forse nemmeno. Anche perchè la maggior parte dei campioni mondiali se ne stava al calduccio di casa. Con l'albero addobbato e il regalone del derby pronto da metter sotto.

Ercole senza braccia conquista Gibilterra

La storia di Dani Vidal: a 6 anni gli sono stati amputati gli arti superiori, a 31 è il primo disabile ad attraversare a nuoto lo Stretto

E’ l’impresa di una farfalla che vola sulle acque con una sola ala, per di più dimezzata. Quando aveva sei anni, una scarica elettrica lo ha costretto a due drastiche amputazioni agli arti superiori, risparmiandogli l’avambraccio destro. Quell’avambraccio che per Dani Vidal, 31enne spagnolo, ha rappresentato un remo robusto e spedito con cui farsi una vasca dalla Punta de Oliveros, estremo lembo iberico, alla Punta Cires, sulle coste marocchine: lo Stretto di Gibilterra è stata la sua gigantesca piscina per 6 ore e 22 minuti. 15 chilometri fra onde alte e vento contrario, molta più fatica del previsto, ma Dani ce l’ha fatta. Una traversata che nemmeno la più fantastica fiaba di pirati in cerca dell’isola del tesoro potrà mai raccontare.

Il tesoro conquistato da Dani Vidal, non è un nuovo record del nuoto ma è la certezza di poter arrivare ovunque, anche senza l’ausilio delle braccia. Al collo Dani sente il piacevole peso di 139 medaglie d’oro in competizioni ufficiali (Paraolimpiadi di Sidney 2000 incluse), ma per un eroe sportivo come lui non bastano. Dani lo sapeva, il suo orgoglio agonistico continuamente lo spingeva. Un tuffo, e giù con la testa in acque europee. Poi, miglia dopo miglia, ecco che Dani solca quelle africane. Infine il traguardo, sulla sponda del Marocco. Così Dani Vidal è diventato il primo uomo senza braccia ad aver attraversato a nuoto lo Stretto di Gibilterra. Da oggi le colonne d’Ercole hanno un nuovo eroe.

(articolo pubblicato su Teatri delle diversità - settembre 07)

domenica 16 dicembre 2007

Tanti cari saluti dall'Everest


Milan Campione del mondo 2007. Dedicato a chi non soffre di vertigini

Finale del Mondiale per club: Boca Juniors-Milan 2-4 Inzaghi, Palacio, Nesta, Kakà, Ambrosini (aut)

Milan, il mondo è tuo
I ragazzi dell’era Ancelotti hanno vinto tutto, ma proprio tutto quello che c’era da mettere in bacheca. Ah già, manca la Coppa Uefa. Ma se per sei anni consecutivi finisci minimo al quarto posto in campionato, come fai a portarti a casa il trofeo-portaombrelli? No, ai ragazzi dell’era Ancelotti, che fanno piovere applausi da tutti i campi d’Europa, piace di più la coppa con le orecchie a sventola, piace di più il pallone stellato, piace di più la sigletta lirica della Champions. Manchester, Atene. E sono 7 le coppe continentali. Ma quella lì, quella che inizia fastidiosamente per Inter e che ora si chiama Mondiale per club, a capitan cuore di drago Maldini stava ancora sul groppone: due ne aveva già vinte ai tempi di Sacchi, ma la beffa del 2003 col Boca era un torto da raddrizzare solo tornando là dove sorge il sole. Detto quattro anni fa, fatto quattro anni dopo. E Paolino accontentato: argentini travolti e Milan campione del mondo nell’anno delle rivincite. Dicono che con questo successo, che porta i rossoneri sull’Everest (se l’Inter si trova sul Monte Bianco), sia la chiusura di un cerchio, la fine in bellezza di un’era gloriosa. Ma poi prendi uno dei ragazzi dell’era Ancelotti, l’eterno Filippo Inzaghi che oblitera il biglietto pure in Giappone, e ti viene il sospetto che per i titoli di coda bisogna ancora attendere. Domenica c’è il derby. Abbiate un po’ di pazienza. Il film, rigorosamente in rossonero, mica è finito.

venerdì 14 dicembre 2007

Baseball americano: segno positivo

Prima o doping, è sempre la solita storia. La solita brutta storia. "Positivi", "non negativi". Chiamateli come volete questi atleti che hanno più confidenza coi farmaci che con le attrezzature sportive. Ma la sostanza, le sostanze, quelle proibite, rimangono le stesse: steroidi, ormoni, anabolizzanti. Insomma, sangue che si sporca e che sporca lo sport. Ciclismo, atletica leggera, calcio. Adesso non si salva neppure il baseball americano. Un'inchiestona senza freni inibitori ha scaraventato tutti gli scheletri fuori da un armadio che nessuno prima d'ora ha avuto il coraggio di spalancare: sono usciti 89 tra i campioni più conclamati che da anni fanno uso di sostanze vietate e hanno ottenuto così record fasulli, tutt'ora registrati negli annali. Un dossier di 409 pagine e 20 mesi di indagini riassunte dal rapporto del senatore George Mitchell, voluto dal commissario della Mlb Bud Selig. Tutti sapevano, ma tutti tacevano.

Crolla un mito. Crolla il muro di omertà che finora ha occultato le indecenze dello sport che più incarna lo spirito a stelle e strisce e che ha ispirato film, libri e canzoni. Tanti nomi illustri, giocatori Mvp e All star, che si leggono fra le pagine del dossier: Barry Bonds, battitore detentore del record di fuoricampo e già indagato per la questione del laboratorio Balco; Miguel Tejada, interbase degli Houston Astros; Gary Sheffield temutissimo battitore dei Detroit Tiger. Eccetera eccetera. Tuttavia, Mitchell avrebbe chiesto a Selig una sorta di amnistia "eccetto i casi in cui la condotta del singolo è stata determinante per l'esito delle partite". Per i "meno cattivi" la pena potrebbe essere l'esclusione da Cooperstown, la sede della Hall of Fame. Per i "cattivi" non ci saranno sconti. Altrimenti la solita brutta storia continuerà all'infinito.

(articolo pubblicato su http://www.lab.iulm.it/)

giovedì 13 dicembre 2007

Semifinale del Mondiale per club: Urawa Red Diamonds-Milan 0-1 Seedorf

E ora in Boca al lupo, Milan!
E' bianco, ma non è il kimono. E' l'abito che i giocatori del Milan indossano nelle serate di gala. E' la divisa bianca. La seconda, per arrivare primi: il suo effetto vincente non tradisce quasi mai. Non tradisce nemmeno Kakà, che anche nella tana dei samurai dispensa delizie: l'assist per Seedorf sfonda la barricata dell'Urawa che ha tenuto per un'ora e apre la strada verso la seconda rivincita attesa da quattro anni. Dopo il Liverpool, sotto col Boca Juniors. Che non stanno vivendo la loro miglior annata. Come del resto i rossoneri, pallidi e squallidi in campionato. Ma in Giappone è tutta un'altra storia, tutto un altro mondo. Il mondo a cui Kakà e il suo seguito domenica andranno all'assalto. Gli argentini sono avvisati: il Milan di questi tempi non è bellissimo, ma con l'abito da sera diventa improvvisamente affascinante.

mercoledì 12 dicembre 2007

La pena di morte sta lentamente morendo

Stop ai boia. Che cambino mestiere. Così New York ha dato i numeri. Perché la pazzia dell’uomo sembra dirigersi, finalmente, verso il tramonto. 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni. Il 15 novembre scorso la terza commissione delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione sulla moratoria della pena di morte. Per una volta, dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi e della nostra tenacia (mica siamo solo bamboccioni!): chi ha voluto fortemente il passaggio del testo è stata l'Italia, che da ben 13 anni conduce la battaglia per la moratoria. I tre precedenti tentativi, nel 1994, nel 1999 e nel 2003, erano falliti. Ma chi la dura la vince. Così la risoluzione L29, presentata da Nuova Zelanda e Brasile, è stata depositata presso la Terza Commissione con l’inizio delle procedure di voto e con l'esame degli emendamenti...
(clicca qui per leggere l'intero articolo)

sabato 8 dicembre 2007

Blardone e Moelgg, lo sci azzurro s'infiamma

Bad Kleinkirchheim, Austria. Aria pungente, -5 gradi. Ma verso le vertiginose altitudini del podio la temperatura sale. Ci sono due fiamme che emanano un dolce tepore. Due fiamme gialle, come due candele poste sopra i gradini più alti del palco. La Guardia di Finanza ce li ha prestati per un inverno. Buon per l’Italia dello sci taglia XXL, anzi gigante. Grazie a Massimiliano Blardone e a Manfred Moelgg, che oltre alla divisa verde indossano la tuta azzurra. E non c’è imprevisto che tenga (vedi la disgraziata seconda manche a Beaver Creek una settimana fa): la squadra italiana di gigante non ha rivali. Primo Blardone, secondo Moelgg.
E poteva essere trionfo a valanga, se nella prima discesa a Davide Simoncelli e Peter Fill non si fosse annebbiata la vista e nella seconda Alberto Schieppati non si fosse coricato supino in pista per ansia di prestazione. Così il bronzo va allo statunitense Ted Ligety. Poker in Coppa del Mondo per Max Blardone: prima di questo trionfo, aveva vinto nel 2006 a Beaver Creek e nel 2005 in Alta Badia e ad Adelboden. Con quello di Blardone l’Italia agguanta il 46° successo in gigante su 320 gare (il record è di Tomba con 15 ori davanti a Thoeni con 11). Sabato prossimo in Badia, rivincita fatta in casa: Manfred sfida Max, scontro fra titani. Potete star certi che la gara s’infiammerà ancora.
(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

giovedì 6 dicembre 2007

Diamo i numeri / DICEMBRE 07

Oltre 5 milioni i bamboccioni

Li vorrebbe buttare tutti fuori di casa, con il fagotto in spalla, quegli eterni peter-pan che restano aggrappati alla sottana della mamma fino ad età inverosimili e a cui l’idea di metter su famiglia fa lo stesso terribile effetto che un gatto prova quando viene messo nell’acqua. Autonomia portami via, quindi. Ma quanti sono in Italia i “bamboccioni” citati dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa il 3 ottobre in commissione Bilancio?

Secondo l’Istat, sono circa 5 milioni e mezzo (nonché il 69,7% del totale dei giovani tra i 20 e i 30 anni), contro i 2 milioni e 432mila che invece dal nido hanno spiccato il volo. Luigi Biggeri, numero uno dell'istituto di statistica, sottolinea come siano spesso le difficoltà economiche a impedire la piena indipendenza dei giovani, anche se questi sono riusciti a ottenere un'occupazione. Quelli che abitano con mamma e papà, nonostante abbiano un lavoro, sono 2 milioni e 900mila: in oltre i due terzi dei casi, però, lo stipendio non raggiunge i 1.000 euro mensili e quasi un terzo non arriva a 500 euro. L'Istat rileva anche che ben il 32,4% delle famiglie con persona di riferimento sotto i 30 anni vive in affitto, contro un valore medio nazionale del 18,4%. E l'abitazione incide per quasi un terzo sulla spesa mensile di queste famiglie, con valori particolarmente elevati nelle aree metropolitane.

Anche Bankitalia sta dalla parte dei bamboccioni per necessità e non per scelta: secondo uno studio di Palazzo Koch, i giovani oggi hanno una busta paga più leggera del 35% rispetto a quella dei genitori e difficoltà crescenti nel farsi una carriera. A causare il divario nei guadagni sono state le riforme del sistema previdenziale. Tuttavia, si legge in una nota del Comitato legge Biagi, i ragazzi tendono a rifiutare lavori stabili e ben retribuiti. Vi sono settori come infermieri, addetti alle pulizie e badanti, dove la manodopera è quasi esclusivamente straniera. Ma anche nel caso di professioni qualificate a volte la domanda di lavoro è soddisfatta solo in parte dall'offerta. I bamboccioni fanno pure gli schizzinosi.

(articolo pubblicato su Teatri delle diversità - dicembre 07)

martedì 4 dicembre 2007

Superpippo, come te nessuno mai


Di te si dice tutto e di più. Che sei brutto da vedere (nel modo di giocare, s'intende), ma che sei bello sotto porta. Che non sei tu che cerchi il gol, ma è il gol che cerca te. Che talvolta, anzi spesso, anzi sempre, sei egoista, ma che le tue reti fanno il bene della squadra. Che sei come il governo Prodi, basta uno starnuto e cadi. Con tanto di rigore.
Di te si dice questo e molto altro ancora.
Io non ti dirò la solita manfrina per cui a tuo favore parlano i gol, che tu ricordi uno per uno (dicono che li racconti alle donne che porti fuori a cena, ma allora quante cene pesano sulla tua carta di credito!). Io ti voglio dire che in area sei così zanzara che mi viene da amare quell’insetto fastidioso. Perché sei proprio un gran rompiscatole per difensori e portieri avversari. Perché sembra che hai il pepe nel sai dove.
Perché sei infinito, nei gol che fai e negli obiettivi che ti poni.
Un po’ mi assomigli: smilzo, isterico, ambizioso, vanitoso, egocentrico. Segno leone come me. E innamorato della rete che si gonfia. Ogni tanto dai persino l'impressione che ti importi più metterla dentro che il successo della squadra. Su, ammettilo. Ma non lo ammetterai mai (io sì, ammetto che m'interessa solo segnare, se poi si vince ben venga). Superato Muller, ora cerchi il gol a Tokyo. E poi cercherai ancora, ancora e ancora. Sei l'uomo de "e la storia continua...".
Tu che sei entrato nella storia, continua. Continua con le tue esultanze elettriche.
Io continuerò ad esultare insieme a te. Con te è bello prendere la scossa.

6° turno di Champions: Milan-Celtic 1-0 Inzaghi

Inzaghi e Milan primi della classe
Mentre le buone (per il Celtic) notizie provenienti dall’Ucraina (Benfica fa fuori dall’Europa Shaktar Donetks 2-1) anestetizzavano una gara il cui esito alla classifica del girone non faceva nemmeno un timido prurito, lui si agitava come un criceto in gabbia. E siccome l’occasione era ghiotta (la Uefa non riconosce a Gerd Muller le 7 reti in Coppa delle Fiere), perché lasciarsela sfuggire prima di salpare per il Giappone dove lo attende un altro record, cioè quello di firmare l’unica manifestazione che non compare nel suo diario? Calma, un guinnes alla volta. Cross di Cafu dal fondo, Inzaghi l’esagitato raccoglie e agita la rete per la 63esima volta e Gerd Muller scavalcato. Il re dell’Europa è Superpippo. Lo accusino pure di non saper dribblare neanche uno sgabello. Ma i limiti, che mai si pone, li lascia sul posto. E da domani va alla conquista del Sol levante e del mondo. Con l'obbiettivo di concedere ancora una volta il proprio autografo. Del resto, Inzaghi non ha mai firmato in giapponese.

lunedì 3 dicembre 2007

Kakà vincitore del Pallone d'oro 2007


Il più forte del mondo sei tu.
Dopo Rivera, Gullit, Van Basten, Weah e Shevchenko non potevi che andarci tu a Parigi. Perchè non potevi che ritirarlo tu il Pallone d'oro 07. Ronaldo (Cristiano, ovviamente) e Messi possono attendere. Ricardinho, tu no. Tu non potevi attendere. E' da ormai 4 anni che fai cose pazzesche. Peccato solo che il tuo trionfo venga un po' oscurato dalle prestazioni mediocri dei tuoi compagni in campionato. Domani però torna la Champions. E sai perfettamente come qui la musica cambi (sarà l'inno, sarà il pallone a stelle, un giorno me lo spiegherai). C'è la pratica-primo posto da sbrigare contro quel Celtic che la scorsa stagione hai silurato agli ottavi con un coast to coast dei tuoi. E poi via in Giappone, per quello che hai definito l'obiettivo che ti manca per coronare un anno da favola: la Coppa Intercontinentale (o Mondiale per club, come la chiamano i moderni). Allora, forza ragazzi. Aggiungiamo l'oro all'oro.
Così che tu, Bambino d'oro-Kakà, possa splendere come meriti.

sabato 1 dicembre 2007

14^ di campionato: Milan-Juventus 0-0

Buffon a porte chiuse, il Milan non passa
Che le porte di casa si aprissero proprio contro Signora Juventus era davvero troppo, visto che non si erano aperte nemmeno contro, facendo nomi a caso, Parma, Empoli, Torino (con tutto rispetto per queste squadre, ovviamente). Bene, il Milan trotterella in campo a porte chiuse perché Buffon ci mette il lucchetto a vita. Però c’è un però, a scagionare in parte Ancelotti e uomini. Quando Legrottaglie se ne va a caccia di pannoloni dentro l'area, trasformando in bermuda i calzoncini di Gilardino, verrebbe da dire e da dare rigore. Non lo dice né tanto meno lo dà Morganti, l’arbitro del sorriso, che ci ride sopra. Un modo alternativo e simpatico per continuare a tenere il Milan fuori dalla porta di casa.

venerdì 30 novembre 2007

"Across the universe": più che un film, un musical

Gli anni '60 in America sopra le note dei Beatles

Iniziamo dalla fine. Jude dal tetto di un edificio di New York City afferra il microfono. Canta All I need is love. In cima al palazzo di fronte c'è la sua Lucy. L'amore ritrovato. La pace riconquistata. E il vuoto tra i due edifici non c'è più. I Beatles come colonna sonora costante del film. Così costante che ti verrebbe da dire più musical che film. E dici giusto. Perchè le canzoni dei ragazzi di Liverpool accompagnano per tre quarti della pellicola le voci di Jude, Lucy e di tutti gli altri personaggi. Hai davvero l'impressione di non essere al cinema ma a teatro. La storia è frastagliata dalle parti musicate. Alcune, anzi molte di queste, durano minuti eterni. Una videoclip dagli elevati contorni estetici. Un quadro simbolista tutto da interpretare col ciglio da critico d'arte.

Dove sta il film allora? Contenuti banali, storie scontate. Ma il difficile è proprio raccontare il semplice. Come una classica storia d'amore, quella tra Jude e Lucy, che rischiava di spezzarsi per il solito immancabile motivo della gelosia. Ma l'amore sta sullo sfondo delle tematiche a stelle e striscie anni '60: la guerra in Vietnam da una parte, la rivoluzione radical-pacifista dall'altra. Tutto visto con un occhio pop. E non politico. Aggiungiamoci meno male, per una volta.

Finiamo con l'inzio. Con le case della Liverpool popolare e i loro mattoni color porpora. E' un rosso più tenue rispetto a quello folgorante che scorrerà laggiù in Vietnam e dal pannello di fragole realizzato da Jude. E' il rosso vivo della morte. E' il rosso mortale del sangue bellico. Ma anche il rosso passionale dell'amore. Tutto ciò di cui Jude ha bisogno.

da Palazzo dei Cigni se ne vanno gli anatroccoli

4 - 30 novembre 07: il mese di tirocinio full-immersion a Mediaset è terminato...
lacrimuccia...
con Paolo Liguori, direttore del Tgcom (il primo a sinistra)


con Stefano Pancera, giornalista di StudioAperto (al centro)

giovedì 29 novembre 2007

Diamo i numeri / NOVEMBRE 07

3 donne su 10 vittime di violenza sessuale

Gridano “siamo più di centomila”. Centomila forse no, ma giù di lì. Un fiume rosa, che scorre da piazza Esedra ai Fori Imperiali. Domenica 16 novembre: Roma, per un giorno, è tutta loro. Loro, le donne. Che non sfilavano lontane dagli uomini da dodici anni. Contestano il pacchetto sicurezza, “poco sicuro”, messo a punto dal Governo. Quella sicurezza che non hanno nemmeno tra le mura di casa. Perché la violenza sulle donne è più che mai domestica: il 70% degli abusi provengono dall'ambito familiare.

Violenza fisica, sessuale, psicologica: oltre 14 milioni di italiane, cioè 3 donne su 10, ne sono state oggetto nella propria vita. Ma solo il 10% denuncia l’aggressione. Il restante 90, sotto il ricatto di uomini indegni di esserlo, tace. E’ quanto emerge da un’indagine Istat su un campione di donne di età compresa fra i 16 e i 70 anni. Un milione e centomila di esse sono vittime di stalking, ovvero di comportamenti persecutori da parte di partner o ex. E il 69,7% di questi è autore di stupri veri e propri. “I dati - commenta il ministro dei diritti e delle pari opportunità Barbara Pollastrini - confermano che le donne muoiono più per violenza che per malattia o incidenti stradali”. Tra tutte le violenze fisiche rilevate, frequente l'essere spinta, strattonata, aver avuto i capelli tirati (56,7%), l'essere minacciata di essere colpita (85,2%), schiaffeggiata, presa a pugni, a calci o a morsi (36,1%). La violenza psicologica (isolamento, controllo, violenza economica, intimidazioni) è stata subita da 7.134.000 donne, il 43,2% con partner attuale.

Diverse le iniziative rosa: il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza verso le donne, nel carcere di San Vittore di Milano è stata proiettato per tutti i detenuti il film Bordertown: protagonista è Lauren Adrian (interpretata da Jennifer Lopez), una giornalista di Chicago che indaga su una serie di omicidi e si imbatte in una ragazza sopravvissuta miracolosamente ad orribili violenze sessuali al confine del Messico. Il film ha ricevuto importanti riconoscimenti da Amnesty International.

(articolo pubblicato su Teatri delle diversità - dicembre 07)

mercoledì 28 novembre 2007

5° turno di Champions: Benfica-Milan 1-1 Pirlo, Maxi Pereira

Il Milan si accontenta e gode sei volte
Per andare agli ottavi bastava un pareggio. E pareggio è stato. Il Milan supera il girone eliminatorio, cosa che accade regolarmente da 6 anni. Non siamo in campionato. Perciò qui, in Champions, i complimenti ci stanno. Non ci stavano (ma poi ci staranno, per forza della vittoria del Celtic sullo Shaktar) a lasciare ogni speranza di qualificazione i lusitani: all’acuto di Pirlo fa eco, cinque minuti dopo, l’acuto di Pereira, che i generosi difensori rossoneri propongono in formato Maxi. Mini, invece, diventa Kakà inghiottendosi due occasionissime nel finale. 1-1 e buon appetito: ancora non sono arrivati i primi, ma intanto gli ottavi sono serviti.

domenica 25 novembre 2007

13^ di campionato: Cagliari-Milan 1-2 Acquafresca, Gilardino, Pirlo

Gila-Pirlo, Cagliari ribaltato
Perchè se dopo 3 minuti è già doccia di Acquafresca, dopo 90 i rossoneri vanno sotto la doccia sorridenti grazie a Bonera che salva sulla linea e rimette sull'acqua calda. Perchè se Kakà per la prima volta inciampa su rigore, Pirlo per l'ennesima non inciampa su punizione. Perchè se Ronaldo finalmente c'è e (ogni tanto) si vede, Gilardino c'è ma si vede (al momento giusto) solo quando è chiamato a correggere l'erroraccio di Lopez. C'è sempre un perchè. Anzi no. 4 vittorie in trasferta, 0 a San Siro: perchè se fuori c'è il sole, in casa continua a piovere?

sabato 24 novembre 2007

Diamo i numeri / OTTOBRE 07

In 15 anni l'Africa ha speso 200 miliardi in guerre

Coinvolti 23 paesi africani. Spesi 284 miliardi di dollari (199,8 miliardi di euro). Dal 1990 al 2005: ecco quanto sono costati 15 anni di conflitti nel continente nero. È una cifra mastodontica. Ma, secondo gli autori della ricerca Africa's missing billions, persino sottostimata. «Si tratta del totale dei costi legati in modo diretto ai conflitti - spiegano gli autori della ricerca firmata dalle tre associazioni Oxfam, Saferworld e International Action Network on Small Arms - . Nei 284 miliardi si conteggiano soltanto le strutture distrutte, i costi medici e quelli legati agli sfollati». Poi ci sono gli altri, non conteggiati, a cominciare da quelli sostenuti dai paesi confinanti: gestione della popolazione in fuga, difficoltà o paralisi degli scambi commerciali, instabilità politica.

Se sono quindi quasi 300 miliardi i costi "vivi" dei conflitti africani molti altri si perdono negli effetti collaterali. Come i mancati introiti: secondo il ministro del turismo sudafricano, citato nel rapporto, sono circa 22 milioni i turisti che hanno rinunciato a visitare il paese per paura delle violenza in soli cinque anni. Il 95% delle armi proviene dall’estero:i combattimenti esaminati nei 15 anni, salvo qualche rarissima eccezione, sono sempre avvenuti con scontri a fuoco tradizionali, dove le armi leggere erano le uniche in dotazione ai belligeranti. Una in particolare: il Kalashnikov Ak-47. E questo fucile automatico, per il 95% dei casi, viene prodotto in fabbriche dell’Europa, dell’Asia e del Sud America.

Le dimensioni dei guadagni nel mercato delle armi rappresenta un grosso ostacolo alla reale attuazione dell'Arms Trade Treaty ( Trattato sul controllo del commercio delle armi) al quale sta da tempo lavorando l'Onu. Ad esempio, nel solo Mozambico, su 15 milioni di abitanti, si stima siano disponibili circa 10 milioni tra fucili, mitragliatrici e pistole. L'Africa resta il continente nero. Un continente che diventa sempre più buio. Un continente su cui molti, troppi, non hanno il coraggio di far luce.

(articolo pubblicato su Teatri delle diversità - dicembre 07)

mercoledì 21 novembre 2007

Chinatown Today: il matrimonio cinese a Milano

in collaborazione con Eleonora Della Ratta, Francesca Gallacci, Simone Savoia e Xi Xue




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Qualificazioni Euro 2008, 11° turno girone B: Italia-Far Eor 3-1 Benjaminsen (aut), Toni, Chiellini, Jacobsen

Toni sfila in casa e regala il primo posto
Bravo Toni a fare gli onori di casa sua. Bravo Chiellini per quella sassata dalla distanza che vale il suo gol primo in azzurro. E bravo pure Jacobsen, il carpentiere che ha preso il vizio di segnare all'Italia. Insomma, bravi tutti. Perchè mentre a Modena noi sfilavamo in passerella, a Wembley l'Inghilterra si è vista tragicamente sfilare dalla tasca il biglietto per gli Europei. Ma la Croazia fa sul serio, sempre. E non regala sorrisi nemmeno a promozione acquisita: 3-2 e McLaren a casa. Gode la Russia di Hiddink. E godiamo anche noi. Non delle disgrazie altrui, ma delle grazie nostre: primi nel girone, con il sogno del double mondiale-europeo. Ogni tanto, a dormire sonni tranquilli, tocca a noi.

Due mesi di maremoto per la bella Laure

Bella e dannata.
Brava, la più brava del mondo. Ma assolutamente ingestibile.
Perchè al mondo, nel suo mondo, c'è solo lei:
Laure Manaudou


servizio per il TG5 del 6 agosto 07: la campionessa di nuoto francese Laure Manaudou licenziata per scarso impegno, dopo soli due mesi, dall'allenatore di LaPresse Paolo Penso


PER VEDERE IL VIDEO CLICCA QUI E, UNA VOLTA ENTRATI IN WWW.TG5.IT, DIGITARE "LAURE"




sabato 17 novembre 2007

Qualificazioni Euro 2008, 10° turno girone B: Scozia-Italia 1-2 Toni, Ferguson, Panucci

Volo Glasgow-Zurigo, offre Panucci
Ci voleva proprio, dopo una domenica da incubo che nulla aveva a che vedere con il calcio. La gloria e anche un po' di pace ce le andremo a prendere la prossima estate fra le montagne svizzero-austriache. Grazie a Panucci, l'odiato di Lippi e il cocco di Donadoni, che paga il biglietto per Zurigo di tasca e di testa propria. A Glasgow fino allora immacolata vincere facile era un pensierino ventilato solo quando Toni fa il gesto dell'orecchio a muscoli ancora freddi. Poi Ferguson giocatore, complice la miopia del guardalinee, acciuffa l'1-1 (con tanto di invasione di tifoso, ormai è un vizio scozzese) e semina panico tra i campioni del mondo. Il pareggio sarebbe bastato, ma perchè rischiare? Tutto bene quel che finisce meglio: al 91' Pirlo pesca Panucci e Donadoni il visto europeo. Ci voleva proprio un sabato così. Un sabato di calcio vero. Non nero ma finalmente azzurro.

lunedì 12 novembre 2007

12^ di campionato: Atalanta-Milan sospesa

Ultras, fermatevi. Tutto ciò non ha senso
Langella rientra a centrocampo. E con la mano verso la tribuna, dove siedono i suoi famigliari, fa segno loro di abbandonare lo stadio. Subito. Perché se il gioco riprende, succederà qualcosa di grave. Perché con le buone o, soprattutto, con le cattive, quel vetro verrà fatto a pezzettini. Parola degli ultras bergamaschi. E anche degli ultras rossoneri. Da decenni nemici giurati, ieri uniti in un solo coro: sospendete la partita. E così sia: Atalanta-Milan dura solo 7 minuti. L’eco dell’omicidio Gabriele Sandri passa da Milano, dove Lazio-Inter viene rinviata ancor prima del fischio d'inizio e dove nel tardo pomeriggio sfilano cortei di tifosi per il centro, e giunge allo stadio Bortolotti, fuori dal quale cariche e lacrimogeni fanno da preambolo ad una giornata maledetta che degenera in serata nella Capitale. Roma-Cagliari viene rinviata. Non la furia dei tifosi romani. Incappucciati, armati di mazze e pietre. Assaltate due caserme, bruciata una camionetta, quaranta i feriti. Tre teppisti arrestati, anche una ragazza. Danni alle strutture incalcolabili. Il Coni per una notte è la Bastiglia: presa d’assalto, saccheggiata, devastata. Sono i segni della vendetta ultrà. La fine di una tregua che durava dal 2 febbraio, l'altra notte di sangue in cui morì Filippo Raciti.

venerdì 9 novembre 2007

giovedì 8 novembre 2007

Chinatown Today: Come viaggiano i cinesi di Milano

in collaborazione con Eleonora Della Ratta, Marco Fallisi, Francesca Gallacci e Xi Xue



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martedì 6 novembre 2007

4° turno di Champions: Shaktar Donetks-Milan 0-3 Inzaghi, Kakà, Inzaghi

Inzaghi mette il Milan al calduccio
Scommettiamo che Nils Liedohlm, durante il primo tempo, se ne sia andato a fare un giretto per i campi del paradiso del calcio, talmente era annoiato? Sì, perché la partita contro lo Shakthar fino al quarantacinquesimo minuto sembrava un inferno senza fiamme: spettacolo fatti vedere, gioco senza brividi (anzi no, a Donetks si tremava dal freddo). Tutto l'opposto del calcio baroniano. Poi, dopo la pausa tisana, Ancelotti butta dentro un diavoletto immortale e il Milan torna paradisiaco come gli si addice in Champions. Vabbè, domanda stupida, vi diciamo subito di chi si tratta: quel diavolo di un attaccante è Filippo Inzaghi, tanto per cambiare. E lui cambia la partita con due timbri e un assist per Kakà. 62 volte Superpippo europeo. Da lassù Liedohlm, rientrato dalla passeggiata, non si sarà certamente perso la sua doppietta: tra uomini record (quello di Gerd Muller è a 7 lunghezze) ci si intende.

lunedì 5 novembre 2007

Mettete sul lato B

Calendario di Max, sfogliare dal retro

Musica per le orecchie, o meglio per gli occhi. Girate la cassetta, mettete sul lato B e scoprirete che per diventare famose non basta metterci la faccia. Le bellezze italiane sono tali sia davanti che didietro. Del resto un nastro lo si ascolta su entrambi i lati. Le polemiche di Miss Italia sembrano aver scatenato le fantasie degli appassionati di calendari, i cui occhi sono tutti puntati sul fondoschiena delle celebrità femminili. Tanto che il settimanale Max, che da 20 anni sforna lunari super-sexy, ha scoperto che la musica più gradita dai suoi lettori è proprio sul lato B e ha così deciso di pubblicare una carrellata di fotografie di sederi famosi. Perché a volte le cose le si fanno col… sedere.

E non è detto che le si facciano male. Ad esempio Michelle Hunziker è diventata famosa proprio dopo esser stata eletta Miss Fondoschiena grazie a una pubblicità in slip. Ma i sederi più belli di Max appartengono tutti a bellissime che hanno fatto successo nel piccolo e grande schermo: ci sono i retro di Elena Santarelli e Sara Tommasi. Sfilano i popò perfetti di Alena Seredova e Nina Moric. Non possono mancare due rappresentanti del partito delle veline, come quelli di Elisabetta Canalis e Giorgia Palmas. E poi ci sono quelli ormai celebri di Michelle Hunziker e di Alessia Marcuzzi. Insomma, uomini, abbassate lo sguardo.

domenica 4 novembre 2007

11^ di campionato: Milan-Torino 0-0

Gilardino non infilza il Toro
Adesso pure il Gila in fase di resurrezione è tornato a sbattere il muso contro la porta di casa. Due volte. Alla sagra dello spreco partecipa anche Inzaghi. Alla sagra del vittimismo c'è Galliani, a cui è rimasto qui il rigore su Ambrosini negato da Tagliavento. Il Toro ringrazia e si accaparra un punto prezioso. Il Milan invece, aspettando Ronaldo (convocato martedì per Donetsk), esce da San Siro con altri punti di sutura: la porta di casa continua a chiudersi in faccia ai padroni sfrattati.


Adriano, l’onore lasciato in tribuna
Se i record sono fatti per essere battuti, non tutti i record sono difficili da battere. Perciò Adriano non si abbatta e non si sbatta più di tanto: star seduto nella dorata zona vip a godersi partite come “La Partita” Juventus-Inter non è comodo? Comodissimo. Ma per chi è stato spedito lassù perché i propri comodi se li è fatti troppo a lungo, conseguire un record del genere è uno scherzo. Anche se Adriano di voglia di scherzare ne ha poca: in 8 giorni 3 biglietti in tribuna d’onore. L’onore che sembrava aver riacciuffato a Reggio Calabria, sfiorando di pelata la punizione di Figo quel che basta per tradurla in rete. L’onore che sembra aver abbandonato per sempre dentro la bomboniera dell’Olimpico di Torino, dove i suoi compagni si erano illusi con Cruz di essersi divorati la Juve. Mastica amaro l’Imperatore deposto. Domenica scorsa a Palermo, mercoledì in casa contro il Genoa, ieri sera a Torino contro i bianconeri: i settori vip se li è girati proprio tutti. Moratti è silente. Segno che gennaio è vicino. Segno che Fenerbahce, West-Ham e Manchester City, da tempo sulle tracce del brasiliano, non vengono affatto snobbati da vertici neroazzurri come destinazioni-liberazione per l’attaccante ormai “troppo” di troppo. Segno insomma che trattenerlo fino a luglio sarebbe un errore per giocatore e società. E siccome i record sono fatti per essere battuti, c’è bisogno di qualcuno che batta questo malinconico primato di posti riservati in tribuna. Qualcuno che non sia lo stesso Adriano.