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giovedì 28 agosto 2008

Tutti dentro!

Sarebbe un po' come stravolgere i massimi sistemi del mondo. Ma se potesse, altro che il modulo di gioco: Ancelotti cambierebbe volentieri le regole del gioco. Il gioco del calcio, che fin dalla notte dei tempi si disputa in 11 e che invece, dal giorno del ritorno di Shevchenko, Carletto rivoluzionerebbe allargando il numero dei partecipanti magari a 15. Così in campo ci butterebbe dentro tutti i suoi attaccanti, senza lasciar fuori nessuno e facendo la felicità dei tifosi alle prese in questi giorni con un appassionatissimo toto-punte per capire chi tra Ronaldinho, Pato, Shevchenko, Seedorf e Inzaghi giocherà domenica contro il Bologna. In questo esubero di campionissimi, Kakà (che rientrerà solo dopo la sosta di campionato a metà settembre), Borriello (ancora in fase di recupero dopo l'operazione al menisco) e Paloschi (ceduto al Parma), rappresentano tre imbarazzi in meno. Ma i piacevoli dubbi restano. Perché, messo provvisoriamente in soffitta l'adorato albero di Natale che sembrava non conoscere stagione, nel nuovo e spregiudicato 4-2-3-1 di Ancelotti c'è posto per ben quattro attaccanti. E l'intenzione dell'allenatore è di esordire in campionato, equilibri permettendo, proprio con questo modulo alla Real Madrid. Crescono le quotazioni di Ronaldinho, che in allenamento dispensa entusiasmo ed è tornato da Pechino in buona forma. Non si può dire lo stesso di Pato, col morale basso per un bronzo che gli sta stretto e con qualche chilo di troppo. Shevchenko deve ancora trovare una condizione fisica accettabile. Condizione raggiunta invece da Inzaghi. Per non parlare di Seedorf, in forma da urlo. E allora largo alla fantasia, con una linea offensiva a 3 composta da Ronaldinho, Seedorf e Pato dietro l'unica punta Inzaghi. Oppure, se proprio all'ultimo la nostalgia dell'albero di Natale prendesse il sopravvento, Ronaldinho e Seedorf in appoggio a Inzaghi o Sheva. Adesso che il Milan è stato raggiunto dal Boca sulla vetta dei club più titolati al mondo, è giusto che Ancelotti sprema tutta la sua fantasia. Per far sì che campionato e Coppa Uefa non rimangano dei sogni.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 28 agosto 08)

mercoledì 27 agosto 2008

Hai voluto la bicicletta?

Adesso sono proprio cavoli suoi. Adesso non ci sono più scuse. Adesso Ancelotti deve vincere il campionato. Punto. Così ha ordinato Galliani, così vogliono i tifosi rossoneri. Perché Carletto tra le mani ha l'oro, anzi tre palloni d'oro: Kakà, Ronaldinho e il figliol prodigo Shevchenko. Un attacco completato da Pato, un attacco più da fantascienza che da Fantacalcio. Senza dimenticare Seedorf (in forma smagliante) e Borriello (in fase di recupero) e Pippo Inzaghi. Con tutto questo traffico là davanti si capisce perché Paloschi ha preso la strada per Parma (ceduto in comproprietà). Può quindi guardare avanti con ottimismo Ancelotti, perché l'arrivo di Senderos lo fa sentire con le spalle coperte in una difesa che potrebbe diventare orfana di Oddo, dato fra i papabili partenti: secondo l'Equipe, il Milan avrebbe dato l'ok per il trasferimento del terzino al Lione, resterebbe da capire se in prestito o a titolo definitivo. A centrocampo invece l'indiziato a fare le valige è Brocchi: lo vuole la Lazio. Col mercato in uscita quasi ultimato, a Milanello i pensieri sono rivolti unicamente alla prima di campionato contro il Bologna a San Siro. Anche se, a quattro giorni dal pronti via, alcuni dubbi persistono e provengono dai protocolli di Milan Lab: se Gattuso e Inzaghi hanno recuperato dai rispettivi acciacchi e sono arruolabili per domenica, lo stesso non si può dire di Nesta, Kakà e Borriello che oggi hanno proseguito il lavoro di recupero all'interno della palestra. Il primo a rientrare fra i tre è il brasiliano, atteso dopo la sosta del campionato a metà settembre. Dubbi non tanto fisici quanto psicologici sono quelli legati a Ronaldihno, che i tifosi sognano di vedere in campo già domenica. L'ex di Barcellona è tornato da Pechino un po' affaticato ma soprattutto deluso per una medaglia di bronzo che gli sta stretta quanto il buco di un imbuto. Ma Ancelotti sembra intenzionato a schierarlo dal primo minuto a fianco di Pato e Seedorf. Poi quando torneranno Kakà e Borriello, e Sheva avrà raggiunto una forma fisica accettabile, in attacco ce ne sarà per tutti i gusti. A Carletto il compito di trovare il mix più gustoso. Cavoli suoi.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 27 agosto 08)

domenica 10 agosto 2008

Allergia d'oltre confine

"Le difficoltà sono sempre le stesse: con una difesa decimata e un attacco spuntato putroppo le cose per ora vanno così ma adesso le amichevoli sono finite". Che il Milan quest'anno non si giocherà la Champions ma si dovrà accontentare della Uefa è cosa nota. Ma che nel giro di 10 giorni il Milan sia diventato intollerante alle sfide europee, per l'ambiente rossonero abituato (e bene) a imprese come le finali vinte a Manchester e ad Atene, è cosa a dir poco assurda. Perché proprio a Manchester contro il City (possibile avversaria in Coppa Uefa), gli uomini di Ancelotti collezionano il terzo ko consecutivo in amichevoli internazionali. E oltre alla sconfitta, l'altro comune denominatore è un attacco ancora all'asciutto, fermo alla doppietta-strapazza-Juve firmata Clarence Seedorf nel Trofeo Tim: l'olandese cerca di dare verve al reparto offensivo, che però sciupa un paio di ghiotte occasioni con Paloschi. Il 18enne è troppo precipitoso sotto porta e viene sostituito a inizio ripresa con Viudez, al suo debutto in rossonero: prestazione senza infamia e senza lode, ma Ancelotti è soddisfatto della prova dell'uruguaiano: "Ha fatto delle buone cose, ma ha solo 18 anni e fino a ieri giocava in Uruguay: non è semplice per nessuno fare un salto del genere e arrivare in una grande squadra come il Milan, quindi ora come ora è impossibile esprimere giudizi". La porta girevole del Milan prevedeva tra i pali il rientro di Dida: nuovo look, e forse anche nuova vita. Perché sul gol bello e impossibile di Bojinov non ha colpe e durante la gara il brasiliano ha dimostrato una certa tranquillità, tranne nell'uscita sciagurata su Vassel che avrebbe meritato il rigore: "Deve abituarsi a giocare, ma oggi è stato concentrato e sicuro". Bene Dida, bene Gattuso (che dà segnali di risveglio), bene anche Flamini (difensore aggiunto in occasione del tiro ravvicinato del solito Bojinov), ma contro il Manchester City queste note positive non bastano per interrompere il trend negativo. Riscatto rimandato quindi alla sfida di domenica 17 contro la Juve per il Trofeo Berlusconi, a cui prenderà parte Inzaghi (che ha ripreso gli allenamenti dopo un infortunio muscolare), l'unico che per ora che abbondona l'infermeria: Kaladze è stato ad Anversa dal dottor Martens (ginocchio ok, solo affaticato), mentre il tendine rotuleo di Kakà e la schiena di Nesta continuano a fare le bizze.

(srv All Sport News del 10 agosto 08)

sabato 9 agosto 2008

Come si dice sconfitta in inglese

La differenza è di quattro gol, la sostanza è la stessa: ancora una sconfitta che parla inglese. 0-5 contro il Chelsea a Mosca, 0-1 contro il Manchester City in Inghilterra. Tra Olimpiade ed infortuni vari non ci sono Ronaldihno, Pato, Kakà, Nesta, Kaladze, Inzaghi e Borriello. Assenze (pur pesanti) che però non giustificano un Milan, quello andato in scena al City of Manchester Stadium per il Trofeo Thomas Cook, che davanti non sfigura ma dimostra di avere incertezze quando si tratta di chiudere dietro il bagagliaio, lasciato sistematicamente aperto. E gli attaccanti avversari (vedi Anelka 6 giorni fa e Bojinov stasera) ci saltano su che è un piacere. Ancelotti le prova tutte: il ritrovato Dida per Kalac, Flamini al posto di Pirlo, spostato sulla trequarti con Seedorf al posto di Kakà, Paloschi a fare l'Inzaghi o il Pato che sia.
Su un manto erboso che sembra un biliardo, Seedorf, al 6' minuto, dà il primo colpo di stecca: l'invito a Paloschi è di quelli che non si possono rifiutare ma il 18enne bresciano ha troppa fretta di arrivare al dunque e il suo tiro viene respinto da Hart. Al quarto d'ora sempre Seedorf passa la stecca a Pirlo, e se l'invito è ancora per Paloschi, la chisura è ancora del portiere inglese. Il Milan preme sull'acceleratore (con un Seedorf scatenato che verso la mezz'ora sfiora il vantaggio su cross di Gattuso), ma non guarda nello specchietto retrovisore. Così dalle retrovie al 23' spunta Elano, ma sulla sua strada trova il compagno Vassel a passeggio: scontro tra amici e quel che ne esce è un tiro svirgolato. Qualche secondo dopo Bojinov inizia a mandare messaggi di minaccia ai rossoneri: se infatti al 24' sul tiro del bulgaro (ex di Lecce, Fiorentina e Juve) c'è Flamini sulla linea (con Dida che travolge Vassel in area ma buon per il brasiliano che l'arbitro non vede tracce di rigore), al 38' sulla linea non c'è nessuno, o meglio c'è Dida, che però al sette non ci arriva: la palla, proveniente da fallo laterale, vaga in area sfiorando chiome e scarpini, fino a quando non si accomoda sul piede sinistro di Bojnov che confeziona con una prodezza l'1-0 per i padroni di casa. Nella ripresa dentro Oddo per Jankuloski e debutta l'uruguaiano Viudez al posto di Paloschi. I ritmi si abbassano e il Manchester City gioca a palla prigioniera: il Milan non punge e avrebbe bisogno dell'indulto per liberarsi dalle trame degli uomini di Hughes, che difendono senza affanni il gol di vantaggio fino al fischio finale. Compresa la sconfitta contro il Siviglia, per il Milan è il terzo ko consecutivo in amichevoli internazionali e domenica 17 a San Siro, per il Trofeo Berlusconi, c'è la Juve di Claudio Ranieri, ex allenatore del Chelsea. Ancelotti, vocabolario alla mano, si prepari: c'è sempre di mezzo l'inglese.

Guarda il servizio sul sito di Sport Mediaset

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 9 agosto 08)

lunedì 4 agosto 2008

Magie tattiche

Adesso non ci dicano che non conta l'allenatore, che non conta il modulo, ma che contano solo i giocatori in campo. Eh no, adesso, proprio adesso che le squadre di serie A stanno dando, come mai accaduto prima, un peso notevole, quasi totale, alle volontà del proprio stratega chiamato a dirigere i suoi dalla panca, proprio non ci vogliamo credere. Non ci crediamo perchè, sotto sotto, tutto si sviluppa secondo quel canovaccio che per gli allenatori fa rima con modulo: Herrera e Sacchi hanno dimostrato, seppur in due epoche distinte, come sia proprio il modulo a dare un'impronta indelebile (e vincente) alla squadra. Impronte che spesso vengono da terre lontane e meno blasonate: il 3-4-3 d'assalto proviene da Udine, dove Zaccheroni, durante la stagione '97-'98, esaltò le doti realizzative di Bierhoff, con Poggi e Amoroso sugli esterni a sfornagli cross caldi caldi che nemmeno la più fragrante briosche a colazione. Lo Zac, per non parlare di un altro allenatore avanti tutta come Zeman: due esempi di un calcio spregiudicato, che vola sulle ali. Le ali di cui va ghiotto Mourinho: preso Mancini, trattenuto Figo, da tempo Mou vuole Quaresma, che andrebbe a completare il tridente offensivo del 4-3-3. Se volere è volare, la fantasia non ha confini: con l'arrivo di Ronaldinho, Ancelotti si trova a gestire un esubero di fantasisti, come gli accadde nell'estate 2002, quando in un sol colpo Galliani gli regalò Seedorf e Rivaldo: Carletto arretrò Pirlo in mediana e ancora oggi l'albero di Natale, l'adorato 4-3-2-1, non conosce stagione. Ranieri tira dritto col pragmatico 4-4-2, anche se che con Amauri, Trezeguet, Iaquinta e Del Piero, tutti eccitati, l'ipotesi-tridente è lì dietro l'angolo. Dietro l'angolo e con piacevole stupore, Prandelli si è trovato Jovetic, che a Firenze accostano a Cocciante per il look e a Roby Baggio per i tocchi con la palla, così che con Mutu là davanti il serbo non sfigurerebbe affatto. E con loro tornerebbe a fare bella figura Gilardino. Spalletti, invece, ancora non se la sente di sbandierare il suo credo tattico: per ora c'è sempre Totti unica punta, aspettando che uno tra i vari Julio Bapista, David Silva e Malouda si decida a far visita alle bellezze di Roma, ma non come turista. Insomma, sono i giocatori ad andare in campo ma è l'allenatore a spedirceli. Mica però allo sbaraglio.

(srv All Sport News del 4 agosto 08)

domenica 20 luglio 2008

Staffettao

A Milanello si sono dati il cinque, si sono abbracciati e si sono detti due o tre paroline dolci in brasiliano. Ronaldinho e Kakà, nella sala biliardo del ritiro rossonero, hanno cominciato la loro avventura alla corte di Ancelotti. Il Pallone d'oro è tornato in anticipo, bella sorpresa per tutto il Milan. Ed è stata una bella festa, fenomeni a confronto con Pato, il trio delle meraviglie. Per due giorni sarà così. Poi si daranno ancora il cinque, si saluteranno e si diranno "imbocallupo e arrivederci a fine agosto" sempre e rigorosamente nella lingua madre. Kakà a Dinho dirà pure "beato te che vai a Pechino". Già, perché se il Pallone d'oro in carica le Olimpiadi se le guarderà da casa, dopo l'operazione di maggio al ginocchio sinistro, Ronaldinho (insieme a Pato) la rassegna a cinque cerchi se la vivrà sul campo. Insomma, per un brasiliano che arriva ce ne è uno che se ne va. Ma la staffetta tutta carioca non è quella abbozzata dal Guardian, che oggi ha lanciato la superbomba di un Chelsea pronto a versare nelle casse rossonere 79.3 milioni di sterline (tradotto: 100 milioni di euro) per pigliarsi Kakà. Addirittura, secondo il quotidiano britannico, la trattativa sarebbe già avviata. Vittorio Mentana, team manager del Milan, ha prontamente smentito a nome dei vertici societari il tam-tam di voci e vocizzuole, ribadendo l'incedibilità del giocatore sul sito web ufficiale. Tutto secondo copione: anche il Chelsea, dopo il Real Madrid, deve rassegnarsi. C'è da dire però che gli assalti al 26enne brasiliano da parte dei club in grado di permettersi souvenir a 5 o 6 zeri sono ormai all'ordine del giorno e non fanno quasi più notizia. Di certo, il Milan ha provveduto a blindare il suo fuoriclasse garantendogli un ingaggio da superstar. Per respingere ogni tentazione. E l'arrivo anticipato di Kakà in ritiro dice abbastanza. Fin troppo.

(srv All Sport News del 19 luglio 08)

martedì 8 luglio 2008

Zar spodestato

A Mosca Grant non avrà vinto la Champions a causa di una sgommata di Terry dagli undici metri (manco fosse scivolato sull'asfalto ancora fresco), però si è intascato non una ma due medaglie (seppur d'argento): la sua se l'è tenuta, l'altra l'ha regalata ai tifosi del Chelsea. L'"altra" spettava a Shevchenko. Che non è salito sul palco a ritirarla ma, in segno di protesta per non aver nemmeno calciato uno dei suoi tanto amati rigori, è rimasto in panchina. Sai che novità, visto che da quando è sbarcato a Londra ha fatto più compagnia a Mourinho prima e a Grant poi in panca, che ai suoi compagni in campo. Addirittura, per dargli il contentino, the special one lo relegava spesso sulle zolle paludose della fascia laterale, come uno zar messo in castigo al confine del suo impero. E la porta era distante anni luce.

Dal 2006 al 2008, mentre la moglie Kristen faceva shopping per le vie di Londra e il figlio Jordan masticava le sue prime parole in inglese, Andriy raccimolava la miseria di 13 gol tra Premier e Champions. Del resto, con lo schema a un'unica punta e con un Drogba da non sfiorare nemmeno con un dito, a Sheva non rimaneva altro che giocare alla playstation. E pensare che al Milan segnava a raffica come nel più facile dei videogiochi: alla prima stagione in rossonero (99-2000), reduce dagli anni duri ma splendidi di Lobanovsky alla Dinamo Kiev, si laurea capocannoniere con 24 gol e continua sulla via maestra fino a conquistare Pallone d'oro (nel 2004) e, con 173 gol, titolo di secondo miglior marcatore nella storia rossonera dietro a Nordahl. Leggendario. Come leggendari i suoi occhi da cerbiatto che ipnotizzano Buffon all'ultimo, decisivo, rigore della finale di Manchester del 2003.

Con Ancelotti, tra screzi e musi più o meno lunghi, vince tutto. Ma la passione si affievolisce lentamente. E' ora di cambiare. Abramovich lo tenta, eccome se lo tenta, con quell'imbarazzante stipendio di 9 milioni di euro. Come dire di no. L'affare si fa, è l'estate del 2006. e nelle casse rossonere arrivano 45 milioni in un'unica dose. Così Sheva va a Stamford Bridge. La curva milanista gli dà del traditore. Lui non fa nulla per smentirla, tanto che al suo primo centro inglese sbaciucchia la sua nuova maglia. Ma da quel giorno niente più baci. Adesso la casacca blu vorrebbe togliersela di dosso il prima possibile.
(srv Calciomercato dell'8 luglio 08)

lunedì 19 maggio 2008

Campionato 2007/2008, emozioni dell'altro mondo

Non sarà il più bello del mondo, come sostengono da un po' di anni quelli che di calcio ne sanno o pensano di saperne, francesi su tutti (parlano loro che hanno un Lione che a 'sto punto potrebbe giocarsi la Ligue1 da solo visto che la vince ininterrottamente dai secoli Avanti Cristo: tradotto, che noia). Il tornado di calciopoli e i casi di violenza, poi, gli hanno tolto appeal e credibilità. Eppure a noi piace tantissimo e ce lo teniamo ben stretto il nostro avvincente (avvincente, capito galletti d'Oltralpe?) campionato italiano. Ci piace portarlo al settimo cielo e poi sotterrarlo nel più infernale dei gironi danteschi. Del resto noi italiani siamo passionali come un romanzo Harmony e non conosciamo vie di mezzo. Figuriamoci quando abbiamo la testa nel pallone. Quindi, col sudore sulla fronte e fitte alla pancia, abbiamo atteso il verdetto del campionato dalla prima all’ultima giornata. Perché è proprio verso l'epilogo che il banale va in letargo e accade l'incredibile.

E allora un grazie va a Mancini, al suo ciuffo un po' irriverente e alla sua pazza Inter che tra Siena ridens e gatti neri, tra egocentrismi dagli undici metri e sarti pizzicati mentre cuciono scommesse al cellulare, ce l'ha messa proprio tutta per dar voce ai gufi sparsi in penisola. Poi sulla via Emilia torna Ibracadabra e i gufi tornano nel cilindro: la magia è tutta di Zlatan l'extraterrestre. Scudetto meritato e saldamente cucito sul petto, anche senza il filo e l'ago di quel sarto che da Appiano Gentile molto probabilmente dovrà fare baracca e burattini.

Un grazie va a Spalletti, che ha fatto della sua Roma la più vincente della storia giallorossa (82 punti e 25 vittorie) e l'anti-Inter per eccellenza. Certo, ripensando (una a caso) alla gara calalinga persa col Livorno e alle varie occasioni sciupate per rimanere incollata al vertice, verrebbe da tirargli i capelli no, perchè non li ha, ma le orecchie sì. Se poteva fa', con un pizzico in più di attenzione. Pazienza. Sarà per la prossima volta, cioè sabato prossimo per la finale di Coppa Italia. L'ennesima rivincita.

Un grazie va a Del Piero, capocannoniere (21 gol) per la prima volta in carriera, che con questa stagione da urlo e da linguacce di fuori sta dando ragione all'album Panini e mettendo in imbarazzo Donadoni. Tutti vogliono Alex in Austria e in Svizzera. E se il ct non lo porta con sè gli mandiamo Maurizio Mosca sottoforma di cucù che all'ora esatta fa scattare il tormentone "Ah, come gioca Del Piero!"

Un grazie va a Prandelli, che dall'altalena-quarto posto è cascato solo una volta (sconfitta in casa contro l'Udinese) mentre Ancelotti e il suo Milan sono stati un nauseante saliscendi (più scendi) e alla fine si sono accontentati di un misero biglietto per la Uefa. La Fiorentina vola tra le big d'Europa perchè ha avuto un trend costante, da Champions. Ora c'è solo una preoccupazione: dover vedere Frey (che se non è Buffon poco ci manca) fare ciao con il guantone alla curva Fiesole. Dove andrà chiedetelo a Galliani, vi parlerà del futuro di Gilardino...

Un grazie va poi a Borriello, che a Marassi sponda Genoa si è trasformato in un bomber sopraffino (19 gol, tutti da accademia delle belle arti) e che sogna, giustamente, l'Europeo. Al Napoli, che ha dimostrato che non solo di Maradona si vive per far fuori le grandi. Al Cagliari, a cui ci voleva proprio la penalizzazione (grana Foggia-Marchini) per far scattare la molla verso una salvezza anticipata con tanto di pernacchia a chi lo dava per spacciato. A Cassano, che con le sue prodezze (cassanate annesse) ha ravvivato lo spirito blucerchiato fino a portarlo quasi a ridosso della zona Champions. Infine a Zenga, l'uomo di Bucarest che non solo ha compiuto l'impresa di tenere a galla in quattro e quattrotto il Catania ma anche di brindare, inchiodando la Roma sul pari, allo scudetto della sua amata Inter: meglio di così.

Insomma, grazie a tutti i protagonisti della stagione 2007/2008, piena di colpi di scena. Non sarà il campionato più bello del mondo, va bene. Ma è sicuramente uno dei più avvincenti. E noi lo mandiamo in paradiso perchè ci ha regalato emozioni dell'altro mondo.

(pubblicato su www.lab.iulm.it)

domenica 20 aprile 2008

34^ di campionato: Milan-Reggina 5-1 Kakà (r), Kakà (r), Barreto, Kakà, Inzaghi, Pato

Ancelotti ne voleva cinque? Accontentato
La linea da seguire l'aveva tracciata: Ancelotti ne voleva cinque? Eccolo accontentato: questa è solo la prima delle cinque vittorie che Carletto vuole da qui fino al giù il sipario, ma intanto si goda le cinque papine rifilate alla Reggina. Anche perchè quando Kakà fa il Pallone d'oro il Milan non può non mettere la quinta e nemmeno permettersi la quinta posizione. I viola corrono, i rossoneri ogni tanto. Contro gli aramanto hanno corso più o meno tutti. Pure Seedorf correva, più forte dei fischi, che almeno oggi si sono trasformati in applausi dopo alcune giocate degne della sua fama. Vabbè, poi c'è (te pareva) Inzaghi, che ha sempre fame di gol (il quinto in tre gare) ed è magro come un chiodo. Se fosse per lui rincorrerebbe il pallone anche oltre la linea. Lui sì che si mantiene in linea Champions.

lunedì 31 marzo 2008

L'abbonato milanista manda la tessera al diavolo

Quando all’ultimo giro di lancette Pirlo dal dischetto indirizza la palla del pari sui guanti di Coppola, il tifoso rossonero qualunque, seduto sulla propria poltroncina del primo, secondo, terzo anello che sia, avrà tirato fuori dalla tasca la tessera dell’abbonamento sottoscritto la scorsa estate (shakerando non poco il suo salvadanaio), lo avrà osservato (con la forte tentazione di ridurlo a coriandoli) e si sarà chiesto: ma chi me lo ha fatto fare? Già, cari 40mila tifosi milanisti (che evidentemente la domenica pomeriggio non avete di meglio da fare) non ve lo ha mica ordinato il medico di assistere in prima persona ad un Milan che nemmeno il più lugubre dei film horror. Il Meazza sarà pure la casa del diavolo, ma un inferno del genere tra le propria mura Galliani non se lo sarebbe mai aspettato. Il ko per 2-1 contro l’Atalanta è il quarto scandalo casalingo in campionato (il terzo di fila se si considera la disfatta con l'Arsenal in Champions) a cui si aggiungono i 7 insulsi pareggi che hanno rallentato la rincorsa al quarto posto, dove gravita la Fiorentina. Il tutto condito dalla miseria di 17 gol fatti e l'esubero di 14 subìti.

Rimanda e rimanda, e poi va a finire che dietro c’è gente che a fare la coda non ci sta più e all'improvviso decide di imboscarsi un po' più avanti: se la Samp si accomoda in sesta fila insieme al Milan, l’Udinese fa ancora meglio e lesto lesto ora fa vedere la schiena ai rossoneri. Tanto per far capire che se non vi muovete voi con quel passo da tartaruga ci pensiamo a noi a fare della lotta Champions un affare non a due ma a più voci. Il Milan nel proprio salotto smarrisce continuamente i punti sotto il divano. E quando si rialza si prende una bella crapata: vedi contro i bergamaschi che, sotto di due gol, si risveglia fallendo però un paio di occasionissime per raddrizzare il risultato. Sindrome a domicilio. Casa amara casa. Chiamatela come volete la malattia indoor (non che outdoor le cose vadano meglio) che affligge un diavolo senza forca. Mancano ancora 3 partite casalinghe. L’agonia sarà lunga. Intanto il tifoso milanista con l’abbonamento fra le mani si starà ancora chiedendo chi glielo ha fatto fare.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)

mercoledì 31 ottobre 2007

10^ di campionato: Sampdoria-Milan 0-5 Kakà, Gilardino, Gilardino, Gourcuff, Seedorf

Gila è risorto, il Milan pure
In fin dei conti era solo una questione visiva. Ma vedere il Milan vegetare sulla colonna destra della classifica faceva un po' impressione. Da destra a sinistra. La politica non c'entra. O forse sì, perchè la politica estera dei rossoneri è efficace: non solo dalle gare di Champions, ma anche da quelle di campionato fuori dimora arrivano i risultati promessi in campagna elettorale, scusate, acquisti. Marassi pare porti bene: 3-0 contro il Genoa alla prima giornata, 5-0 contro la Sampdoria stasera grazie ad un Gilardino (doppietta e assist per Kakà) tornato quello per cui è valsa la pena sganciare 24 milioni di euro tre anni fa. Così sono 10 i punti ottenuti in 5 partite lontane da San Siro, la casa maledetta. Ora Ancelotti si dedichi seriamente alla politica interna.

domenica 23 settembre 2007

4^ di campionato: Milan-Parma 1-1 Seedorf, Pisanu

Se non è Champions non è Milan
Fiorentina, Siena, ieri sera il Parma: mettiamoci sopra un'altra X. Dopo il terzo pareggio consecutivo in campionato sarebbe troppo facile dire che i rossoneri in Italia si deprimono mentre in Europa si esaltano. Ma l'Italia non è mica in Europa? Ancelotti dia ripetizioni di geografia ai suoi.