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giovedì 14 agosto 2008

Felice e contento

Come è andata finire l'odissea Lampard, l'uomo indeciso tra le pioggerelline londinesi e la nebbia milanese? Ve lo dice l'amministratore delegato del Chelsea Peter Kenyon: "Con grandissima soddisfazione vi annuncio oggi che Frank ha accettato di firmare il nuovo contratto che lo legherà al Chelsea per i prossimi cinque anni". Per il sito ufficiale dei Blues quella di Lampard è proprio "La decisione giusta". Moratti e Mourinho devono farsene una ragione, quasi impietosa: il centrocampista inglese a Milano non solo non ci metterà piede quest'anno ma neppure il prossimo, quando il patron dell'Inter avrebbe potuto rapirlo a parametro zero. Ma tant'è. Lampard ha scelto l'usato sicuro, un usato che funziona benissimo da sette anni: "Sono davvero felice di aver accettato la proposta della società e di aver firmato il contratto. C'è voluto del tempo, ma alla fine siamo riusciti a trovare un accordo soddisfacente per entrambi. Qui al Chelsea ho vissuto sette anni fantastici e voglio essere parte importante anche per i prossimi cinque. La mia intenzione è di terminare la mia carriera a Londra". Tra i suoi perchè c'è anche la scomparsa della madre, stroncata da una polmonite nell'aprile scorso: tifosi e società gli sono stati accanto, lui non poteva tradirli. Così da Abramovich è arrivato anche il premio fedeltà: quinquiennale da 9 milioni e mezzo di euro lordi a stagione, praticamente il doppio di quello che percepiva fino a ieri. Un malloppo che lo piazza tra i giocatori più ricchi della Premier. Tutto bene quel che finisce meglio. Meglio per Frankie.

(srv All Sport News del 14 agosto 08)

domenica 20 luglio 2008

Staffettao

A Milanello si sono dati il cinque, si sono abbracciati e si sono detti due o tre paroline dolci in brasiliano. Ronaldinho e Kakà, nella sala biliardo del ritiro rossonero, hanno cominciato la loro avventura alla corte di Ancelotti. Il Pallone d'oro è tornato in anticipo, bella sorpresa per tutto il Milan. Ed è stata una bella festa, fenomeni a confronto con Pato, il trio delle meraviglie. Per due giorni sarà così. Poi si daranno ancora il cinque, si saluteranno e si diranno "imbocallupo e arrivederci a fine agosto" sempre e rigorosamente nella lingua madre. Kakà a Dinho dirà pure "beato te che vai a Pechino". Già, perché se il Pallone d'oro in carica le Olimpiadi se le guarderà da casa, dopo l'operazione di maggio al ginocchio sinistro, Ronaldinho (insieme a Pato) la rassegna a cinque cerchi se la vivrà sul campo. Insomma, per un brasiliano che arriva ce ne è uno che se ne va. Ma la staffetta tutta carioca non è quella abbozzata dal Guardian, che oggi ha lanciato la superbomba di un Chelsea pronto a versare nelle casse rossonere 79.3 milioni di sterline (tradotto: 100 milioni di euro) per pigliarsi Kakà. Addirittura, secondo il quotidiano britannico, la trattativa sarebbe già avviata. Vittorio Mentana, team manager del Milan, ha prontamente smentito a nome dei vertici societari il tam-tam di voci e vocizzuole, ribadendo l'incedibilità del giocatore sul sito web ufficiale. Tutto secondo copione: anche il Chelsea, dopo il Real Madrid, deve rassegnarsi. C'è da dire però che gli assalti al 26enne brasiliano da parte dei club in grado di permettersi souvenir a 5 o 6 zeri sono ormai all'ordine del giorno e non fanno quasi più notizia. Di certo, il Milan ha provveduto a blindare il suo fuoriclasse garantendogli un ingaggio da superstar. Per respingere ogni tentazione. E l'arrivo anticipato di Kakà in ritiro dice abbastanza. Fin troppo.

(srv All Sport News del 19 luglio 08)

sabato 19 luglio 2008

Vendesi

Vabbè che è come se fosse la sua nuova casa e a Milanello lo ospiterebbero tutte le notti per coccolarselo fino all'ultimissimo briciolo di giornata. Ma è giusto che abbia una casetta tutta sua e quindi, trovato il Milan dopo tanto sospirare, da ieri Ronaldinho sta cercando anche un appartamento. Meglio se in zona San Siro, meglio ancora se vicino agli altri brasiliani. A questo ci penserà la sorella Dayse. Così il Gaucho può andare alla ricerca del numero di maglia: Seedorf il 10 non lo molla tanto facilmente, al più rimangono la 11 e la 20. Dinho e l'olandese facciano bim bum bam entro mercoledì prossimo, quando il brasiliano salperà per Pechino con la Nazionale Olimpica verdeoro mentre i suoi nuovi compagni debutteranno in amichevole contro la Cremonese. Dopo il sì di Milan Lab, ieri Dihno ha dato qualche assaggio della sua classe in campo: classico torello (senza mai andare in mezzo), prove generali di sintonia con Inzaghi in partitella e un palo colpito. Per un brasiliano che arriva ce ne è uno che se ne va? Secondo il Guardian, quello con la valige in mano destinazione Londra sarebbe Kakà: il Chelsea avrebbe già avviato una clamorosa trattativa top secret col Milan offrendogli 100 milioni di euro. Il quotidiano britannico cita il consigliere personale del giocatore, Diogo Kotscho, secondo il quale la situazione è diversa da quella dello scorso anno, quando Galliani aveva respinto i 90 milioni proposti dal Real Madrid. All'ad rossonero tocca per l'ennesima volta smentire tutto. A meno che Kakà non abbia già consultato Sheva per trovare un bell'appartamentino a Londra.

(srv Studiosport - edizione 13 e All Sport News del 19 luglio 08)

martedì 8 luglio 2008

Zar spodestato

A Mosca Grant non avrà vinto la Champions a causa di una sgommata di Terry dagli undici metri (manco fosse scivolato sull'asfalto ancora fresco), però si è intascato non una ma due medaglie (seppur d'argento): la sua se l'è tenuta, l'altra l'ha regalata ai tifosi del Chelsea. L'"altra" spettava a Shevchenko. Che non è salito sul palco a ritirarla ma, in segno di protesta per non aver nemmeno calciato uno dei suoi tanto amati rigori, è rimasto in panchina. Sai che novità, visto che da quando è sbarcato a Londra ha fatto più compagnia a Mourinho prima e a Grant poi in panca, che ai suoi compagni in campo. Addirittura, per dargli il contentino, the special one lo relegava spesso sulle zolle paludose della fascia laterale, come uno zar messo in castigo al confine del suo impero. E la porta era distante anni luce.

Dal 2006 al 2008, mentre la moglie Kristen faceva shopping per le vie di Londra e il figlio Jordan masticava le sue prime parole in inglese, Andriy raccimolava la miseria di 13 gol tra Premier e Champions. Del resto, con lo schema a un'unica punta e con un Drogba da non sfiorare nemmeno con un dito, a Sheva non rimaneva altro che giocare alla playstation. E pensare che al Milan segnava a raffica come nel più facile dei videogiochi: alla prima stagione in rossonero (99-2000), reduce dagli anni duri ma splendidi di Lobanovsky alla Dinamo Kiev, si laurea capocannoniere con 24 gol e continua sulla via maestra fino a conquistare Pallone d'oro (nel 2004) e, con 173 gol, titolo di secondo miglior marcatore nella storia rossonera dietro a Nordahl. Leggendario. Come leggendari i suoi occhi da cerbiatto che ipnotizzano Buffon all'ultimo, decisivo, rigore della finale di Manchester del 2003.

Con Ancelotti, tra screzi e musi più o meno lunghi, vince tutto. Ma la passione si affievolisce lentamente. E' ora di cambiare. Abramovich lo tenta, eccome se lo tenta, con quell'imbarazzante stipendio di 9 milioni di euro. Come dire di no. L'affare si fa, è l'estate del 2006. e nelle casse rossonere arrivano 45 milioni in un'unica dose. Così Sheva va a Stamford Bridge. La curva milanista gli dà del traditore. Lui non fa nulla per smentirla, tanto che al suo primo centro inglese sbaciucchia la sua nuova maglia. Ma da quel giorno niente più baci. Adesso la casacca blu vorrebbe togliersela di dosso il prima possibile.
(srv Calciomercato dell'8 luglio 08)

giovedì 3 luglio 2008

Stelle si diventa

In sette anni è passato dai cheesburger con patatine di Mc Donald's ai tramezzini di caviale e vodka di Abramovich. Certo, i gusti sono gusti, ma non è proprio la stessa cosa. E poi, ci sta di pigliare la metro ogni santo giorno per andare ai campetti di allenamento del Levallois. Ma vuoi mettere una porsche dotata di ogni comfort che ti porta in un batter d'occhio a Cobham, quartier generale del Chelsea? Dalla stalla alle stelle. Perché prima di diventare la stella del Chelsea Didier Drogba era un giovanotto qualunque che correva dietro un pallone per le strade dissestate della natìa Abidjan, capitale della Costa d'Avorio.

Il suo idolo non era un calciatore da poster in camera, bensì uno di famiglia: lo zio, che giocava in Francia. Così a soli cinque anni Didier fa baracca e burattini e lo raggiunge. Primi calci come si deve nelle giovanili del Levallois (alle porte di Parigi), primo contratto da professionista nel '99 con il Le Mans dove rimane per tre anni: 11 gol, quel che basta per affascinare il Guingamp e scoprire, a 24 anni, la Ligue1: le 20 reti del 2002-2003 gli valgono l'Olimpique Marsiglia che lo consacra al grande calcio europeo. 18 gol in campionato, 5 in Champions e 8 in Uefa (quella coppa Uefa che il Valencia gli scippa in finale): finsice così l'esperienza francese di Drogba.

Da Oltremanica infatti c'è chi lo vuole spassionatamente: Mourinho, appena sbarcato al Chelsea da campione d'Europa col Porto, convince patron Abramovich a portarlo a Londra. E nel 2005 è subito double campionato-coppa di Lega. L'anno successivo il Chelsea è ancora signore della Premier. Drogba, eletto Calciatore africano 2006, segna a valanga in Inghilterra e in Europa. Ma la Champions, quella no, sembra stregata: due semifinali perse poi, storia di solo un mese fa, la beffa ai rigori nella finale moscovita contro il Manchester. In panca c'era Grant, non più Mourinho, dimessosi l'anno prima. A quei tempi Drogba minacciava persino di fare le valige pur di seguire the special one. Poi la polemica rientrava. E Drogba, per ora, rimane al suo posto, coi suoi 6 milioni e mezzo di euro annui. Lui ne vuole due in più. Ecco perchè potrebbe ancora minacciare di andarsene. E stavolta non c'entra solo Mourinho dipinto di neroazzurro.


(srv Calciomercato del 3 luglio 08)

mercoledì 2 luglio 2008

Saldi e soldi

Sabato a Milano iniziano i saldi, tranne in via Turati. Perché sui sogni Adebayor e Ronaldinho non ci sono sconti. E si sa, i sogni o non hanno prezzo o hanno prezzi impossibili. Impossibili per il Milan, non certo per Chelsea e Barcellona che, pur di avere il bomber togolese, sembrano pronti a fare un bonifico di circa 30 milioni di euro a favore dell'Arsenal. Cifra pazzesca secondo Adriano Galliani, per il quale Adebayor rimane, per ora, un sogno proibito. Proibito come Ronaldinho, il suo girovita sempre più generoso e, soprattutto, i suoi 15 milioni di ingaggio annuo che il Milan non sarebbe mai disposto ad offrire al giocatore. L'asso brasiliano intanto potrebbe aver trovato l'America: dai Los Angeles Galaxy è giunta l'offertissima di un contratto fra i tre e i cinque anni più un compenso da urlo di 18 milioni a stagione. Galliani invece ragiona low cost e l'alternativa ai sogni infranti si chiama Luis Fabiano, che continua a snobbare le offerte di rinnovo proposte dal Valencia. Tramonta anche il sogno rossonero di riportare a casa Shevchenko, che tornerebbe volentieri in Italia ma a Genova, sponda blucerchiata. Il problema è l'ingaggio annuo dell'ucraino, che al Chelsea percepisce 9 milioni di euro. O si riduce notevolmente la busta paga, o Sheva non si godrà il mare ligure. Tra sogni e speranze ecco gli affari fatti: il Bologna abbraccia Cristian Zenoni dalla Samp, l'Atalanta fa suo Valdes dal Lecce. Primo giorno di scuola rosanera per Davide Lanzafame, approdato al Palermo proprio mentre il ds Foschi passa il testimone a Walter Sabatini, ex Lazio. Lazio che, secondo il quotidiano argentino Ole', avrebbe acquistato il 23enne Mauro Boselli dal Boca Juniors per 3 milioni di euro. Il Manchester City ha preso Jò dal Cska Mosca: il 21enne attaccante brasiliano libera così Rolando Bianchi, erede designato di Borriello nei piani di Enrico Preziosi che lo rivorrebbe a tutti i costi al Genoa. Notte viola per Vargas: il terzino peruviano passa dal Catania alla Fiorentina (contratto di cinque anni). Stasera dormirà a Firenze, domani si sveglierà alla corte di Prandelli. Sogni che si avverano.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 2 luglio 08)

giovedì 22 maggio 2008

La Champions scivola nelle mani dei Red Devils

1-1 dopo i supplementari, si va ai rigori. E qui Terry litiga con una zolla: finisce 7-6 per il Manchester, campione d'Europa per la terza volta

Se andate su quella zolla, quella che dista dalla linea di porta undici metri esatti, probabilmente potrete ancora vedere il segno lasciato dal suo scivolone manco avesse sgommato sull'asfalto ancora fresco. Ma ovviamente andate a vederla da soli e non portateci John Terry, che su quella zolla ci ha rimesso la Champions consegnandola di fatto al Manchester United. Che sfiga, diciamocelo: terreno viscido per la pioggia che cadeva incessante come le lacrime dal volto disperato del capitano dei Blues. Succede anche questo durante la lotteria dei rigori, un concorso che però nemmeno a Cristiano Ronaldo è congeniale: pallone alto sulla traversa ai quarti contro la Roma all'Old Trafford, pallone neutralizzato da Cech stasera nella finale del Luzhniki. Ma in entrambi i casi, buon per lui e per i Red Devils, errore ininfluente: a Mosca ci pensano Terry e Anelka a fargli tornare il sorriso.

E allora, dopo 120 minuti so and so (oltre le reti dello stesso Ronaldo e di Lampard, timidi sussulti da una parte e dall'altra e rosso a Drogba per buffetto ad Evra, nulla da annotare), per la terza volta il Manchester di Alex Ferguson è campione d'Europa e per la seconda fa double Premier-Coppa (capitò nove anni fa, il Bayern Monaco mica se lo scorda). Bravo Van der Sar, la parata decisiva è sua: come sono lontani i tempi juventini in cui non riusciva ad afferrare nemmeno una pallina di carta. Una pacca sulla spalla a Grant: più di così, in un Chelsea praticamente non suo ma fatto ad immagine e somiglianza di Mourinho, non poteva fare. Del resto, è stata questione di centimetri. Anzi, di una zolla.

mercoledì 21 maggio 2008

Champions, parola inglese

Inghilterra fuori dagli Europei ma la finale è un'esclusiva Manchester-Chelsea

Stasera a Mosca l'Inghilterra si giocherà i suoi Europei, dato che quelli austro-svizzeri dovrà guardarseli alla tv. E' un bel paradosso: fuori fin dall'inizio dalla competizione continentale per nazionali, dentro fino alla fine nella competizione continentale per club. E' la prima finale tutta english. Manchester vs Chelsea, la sfida infinita. Primo round ai Red Devils, che si sono aggiudicati la premier, secondo round senza pronostici. Perchè Drogba, in forma pazzesca, vale quanto Cristiano Ronaldo, Scarpa d'oro con 31 gol. Perchè se Ferguson (a caccia del tris) è bravo ad offendere, Grant (al primo tentativo) è bravo a difendersi. Ma le due squadre non si annulleranno a vicenda: al Luzhniki sarà spettacolo puro. Un antipasto degli Europei che partiranno tra due settimane in Austria e in Svizzera, laddove gli inglesi rimarrano a dieta. Intanto si gustino, e gustiamoci, l'insalata russa di stasera. Buon appetito.

sabato 26 aprile 2008

Chelsea-Manchester, tempi supplementari

Durante questo succoso weekend di calcio europeo (in cui i principali campionati hanno cominciato a intravedere il volto dei loro padroni), dall’Inghilterra, nello specifico da Stamford Bridge, ci sono giunte ben tre voci. La prima è che un certo Andriy Shevchenko (guardate che esiste ancora) si sia travestito da terzinaccio e abbia tenuto alzata le serranda della Premier spazzando senza troppi convenevoli sulla linea un pallone, quello smorzato da Fletcher in un’orgia di ginocchia e polpacci, destinato a consegnare ai Red Devils il diciasettesimo titolo nazionale. Bravo Sheva, c’è gloria anche per te, aspettando di tornare al Milan che ti piace ancora e tanto.

La seconda è che Rio Ferdinand, prima di andare sotto la doccia, abbia scaricato tutta la sua ira post-sconfitta scegliendo il deretano di una steward donna come destinazione del suo calcione mancino. Voleva darlo al muro, dice lui, ma si sarebbe fatto male. Rimedierà con un mazzo di fiori. A questo punto speriamo che abbia almeno la delicatezza di non lanciarglieli addosso. Intanto rischia di vedersi sfilare dal bicipite la fascia di capitano. La terza voce è che i signori Evra, Neville, Scholes, Pique e O’Shea, tutti lista Ferguson, abbiano invitato alcuni membri dello staff del Chelsea a giocare i tempi supplementari. Senza arbitro, senza guardalinee, ma con i nervi a fior di pelle. E rissa sia. Dal calcio ai calci, dai calci ai malrovesci. Pare che l’incontro di full contact, non inserito in agenda, sia iniziato quando uno degli steward (ma che c’avevano oggi? la nuvoletta di Fantozzi sulla testa?) avrebbe chiesto in modo non proprio garbato ai giocatori ospiti di smammare in un’altra zona del campo. Apriti cielo.

Poichè dalla mamma ha imparato l'educazione, Evra ha pensato bene di impartire la lezioncina di bon ton all’addetto della manutenzione rifilandogli un cazzotto che nemmeno il Tyson sceso dal letto col piede sbagliato. Vabbè, il resto della zuffa da saloon lo potete immaginare anche voi: il terzino del Manchester che viene trattenuto a stento dai suoi compagni, lo steward idem dai suoi colleghi. E poi tra i due club coinvolti la solita gara del “ha iniziato prima lui”. Scatteranno multe e squalifiche, come da copione. E meno male che il campionato inglese è più bello e civile del nostro. Di sicuro, con Chelsea e Manchester appaiate in cima a due giornate dalla fine, è nettamente più aperto. Anche perchè le partite di Premier non finiscono mica al novantesimo.

(articolo pubblicato su www.lab.iulm.it)