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mercoledì 14 maggio 2008

Con le pinne, fucile ed occhiali

























Filippo Magnini
SQUALO MAGNO
Ha appena sfiorato il trionfo agli Europei. Sogna di rifarsi sin Cina. Il nuotatore azzurro ha ancora molta fame di avversari
Steven Spielberg si prepari a girare un nuovo capitolo de Lo Squalo, che andrà in onda ad agosto nelle vasche di Pechino. I pesciolini lenti inizino a scappare, perché lo Squalo Magno se li divora cospargendoli di maionese, il suo cibo numero uno a pari merito con gli avversari. Peccati di gola del campione mondiale nei 100 stile libero. Filippo Magnini, orgoglio pesarese e manco a dirlo segno Acquario, punta la pinna verso la Cina, dove vuole centrare il suo primo oro olimpico (dopo i trionfi iridati di Montreal 2005 e Melbourne 2007 e l'ultimo sigillo europeo a Eindovehn) e diventare l’uomo anfibio più titolato nella storia del nuoto. Capello corto con sprazzi biondi, faccia da discolo, sorriso contagioso e soprattutto due spalle così. Ma Super Pippo, quando era bambino, super di fisico non lo era affatto...
(pubblicato su Maxim - maggio 08)

martedì 15 aprile 2008

Testimoni e testimonial: Filippo Magnini

ll 26enne campione mondiale di nuoto, prossimo alle Olimpiadi di Pechino,
parla del suo costante apporto all’Associazione Italiana contro le leucemie
Un tuffo nella solidarietà
“Una cosa è prestare il proprio volto, un’altra è partecipare attivamente”

I pesciolini lenti lui se li mangia cospargendoli di maionese, il suo cibo numero uno a pari merito con gli avversari. Peccati di gola del campione mondiale nei 100 stile libero. Classe ’82 e, manco a dirlo, segno Acquario. Filippo Magnini, detto “lo Squalo”, punta la pinna verso la Cina, dove ad agosto vuole centrare il suo primo oro olimpico (dopo i trionfi iridati di Montreal 2005 e Melbourne 2007) e diventare l’uomo anfibio più titolato nella storia del nuoto. Faccia da discolo, sorriso contagioso e soprattutto due spalle così. E pensare che da piccolo sua mamma lo buttò in piscina proprio perché era mingherlino e doveva mettere su massa. Prima stile rana, poi, a sedici anni, stile libero. Come una fiaba: il ranocchio si trasforma in uno squalo-principe. Anzi, re. Ha così inizio la leggenda del Re Magno, primo nuotatore italiano a portare a casa un oro mondiale. Uno squalo feroce nella vasca, ma che fuori mostra tutto il suo cuore tenero e sensibile ai problemi sociali...


(articolo pubblicato su Teatri delle Diversità - aprile 08)

sabato 2 gennaio 1999

Testimoni e testimonial: Filippo Magnini

Il 26enne campione mondiale di nuoto, prossimo alle Olimpiadi di Pechino,
parla del suo costante apporto all’Associazione Italiana contro le leucemie
Un tuffo nella solidarietà

“Una cosa è prestare il proprio volto, un’altra è partecipare attivamente”

I pesciolini lenti lui se li mangia cospargendoli di maionese, il suo cibo numero uno a pari merito con gli avversari. Peccati di gola del campione mondiale nei 100 stile libero. Classe ’82 e, manco a dirlo, segno Acquario. Filippo Magnini, detto “lo Squalo”, punta la pinna verso la Cina, dove ad agosto vuole centrare il suo primo oro olimpico (dopo i trionfi iridati di Montreal 2005 e Melbourne 2007) e diventare l’uomo anfibio più titolato nella storia del nuoto. Faccia da discolo, sorriso contagioso e soprattutto due spalle così. E pensare che da piccolo sua mamma lo buttò in piscina proprio perché era mingherlino e doveva mettere su massa. Prima stile rana, poi, a sedici anni, stile libero. Come una fiaba: il ranocchio si trasforma in uno squalo-principe. Anzi, re. Ha così inizio la leggenda del Re Magno, primo nuotatore italiano a portare a casa un oro mondiale.


Uno squalo feroce nella vasca, ma che fuori mostra tutto il suo cuore tenero e sensibile ai problemi sociali. Filippo Magnini condivide numerose iniziative di solidarietà, tra cui Gabnichi, una Onlus che porta il suo aiuto concreto nei Paesi del Terzo Mondo dove c’è ancora bisogno di infrastrutture come pozzi, asili e ospedali. Ma lo Squalo buono è soprattutto testimonial dell’A.I.L., associazione italiana contro le leucemie linfomi e mielosa, sezione di Pesaro, la sua città natale. “Di una cosa sono convinto, al di là della retorica: che qualunque gesto di beneficenza – sostiene Filippo - deve venire dal cuore. Ci sono tante associazioni che fanno del bene, persone che mettono la loro vita al servizio di altre. Credo che sia anche brutto pensare che persone più fortunate degli altri come gli sportivi possano esimersi dal dare una mano. Come me che sono un atleta, so che tutte le persone, magari non famose, che decidono di dedicare un po’ della loro vita alla solidarietà, lo fanno perché ci credono”.

Il Magno ci crede. Perché sa che le difficoltà della vita si trovano tutte fuori dalla piscina: “Gli sportivi sono persone fortunate, fanno quello che hanno sempre desiderato fare e devono quindi essere esempi di vita sana, di sacrifici e gioie; per questo credo che sia un ottimo accostamento quello tra campioni dello sport e iniziative a scopo benefico. Spero che si continui sempre per questa strada, perché gli sportivi sono o dovrebbero essere davvero un bell’esempio per tutti”. Già con la testa sott’acqua va più veloce di tutti, figuriamoci se Super Pippo riesce a stare lì, a bordo vasca, a guardare e basta: “A me fa molto piacere dare una mano come posso e capisco, per averne esperienza diretta come testimonial dell’A.I.C., quanto sia importante, troppo importante, anche il nostro coinvolgimento”.

Sì, perché una cosa è metterci la faccia, un’altra è a partecipare attivamente: “Certo, l’immagine e la fama di campione può contribuire ad avvicinare le persone in all’azione di solidarietà, ma non ritengo molto positivo prestare la propria faccia a mille associazioni, altrimenti sembra che il tuo unico e vero interesse sia quello di apparire ovunque. Meglio allora scegliere poche iniziative benefiche ma in queste dare il massimo del proprio apporto”. La Cina è vicina. Filippo Magnini va alla caccia del souvenir più prestigioso: la sua prima medaglia d’oro olimpica. Al suo ricco palmares manca solo quella. Intanto, mentre si rimpinza divorandosi pesciolini con maionese, gli assegniamo noi una bella medaglia. Per tutte le volte che si tuffa nel sociale.

(articolo pubblicato su Teatri delle Diversità - aprile 08)

domenica 25 luglio 1982

Collezionatore di metalli preziosi

Filippo Magnini (1,88 cm per 79 kg) nasce a Pesaro il 2 febbraio 1982. La sua specialità è lo stile libero. Il primo oro iridato nei 100 sl nella storia del nuoto italiano porta la sua firma: lo conquista a Montreal 2005 con un formidabile 48”12, seconda miglior perfomance di tutti i tempi, a soli 0”28 dal record di Pieter van den Hoogenband. Nel 2007 a Melbourne centra un altro oro, vincendo ex-aequo con Brent Hayden. E’ attualmente in forza alla Larus Nuoto, allenato da Claudio Rossetto. Nel suo ricco palmares, ecco i titoli più importanti: bronzo olimpico nella staffetta 4x200 sl ad Atene 2004, oro mondiale nei 100 sl a Montreal 2005, oro mondiale nei 100 sl a Melbourne 2007, argento mondiale nella staffetta 4x100 sl a Melbourne 2007. Ai recenti Europei di Eindovehn ha vinto l'oro nel 4x200 sl.

sabato 24 luglio 1982

Con le pinne, fucile ed occhiali

Filippo Magnini
SQUALO MAGNO
Ha appena sfiorato il trionfo agli Europei. Sogna di rifarsi in Cina. Il nuotatore azzurro ha ancora molta fame di avversari

Steven Spielberg si prepari a girare un nuovo capitolo de Lo Squalo, che andrà in onda ad agosto nelle vasche di Pechino. I pesciolini lenti inizino a scappare, perché lo Squalo Magno se li divora cospargendoli di maionese, il suo cibo numero uno a pari merito con gli avversari. Peccati di gola del campione mondiale nei 100 stile libero. Filippo Magnini, orgoglio pesarese e manco a dirlo segno Acquario, punta la pinna verso la Cina, dove vuole centrare il suo primo oro olimpico (dopo i trionfi iridati di Montreal 2005 e Melbourne 2007 e l’ultimo sigillo europeo a Eindovehn) e diventare l’uomo anfibio più titolato nella storia del nuoto. Capello corto con sprazzi biondi, faccia da discolo, sorriso contagioso e soprattutto due spalle così. Ma Super Pippo, quando era bambino, super di fisico non lo era affatto.

Avresti voluto fare il calciatore, ma eri mingherlino. Così tua mamma ti butta in piscina per mettere su massa e pratichi sia calcio che nuoto. Poi la scelta: abbandoni pallone e scarpette e t'infili cuffia e occhialini. Perché?
Mia mamma era stufa di dovermi lavare ogni volta i vestiti infangati. La mia prima partita ufficiale venne sospesa a causa di un fortissimo acquazzone. Il campo era impraticabile, sembrava una piscina. Un segno del destino. Non mi fanno giocare neanche oggi? Ok‚ dissi‚ allora basta col calcio. E il giorno dopo decisi di fare solo nuoto.
A 18 anni la rana si trasforma in uno squalo: perché sei passato allo stile libero?
Fu la chiave di volta della mia carriera. A rana vinsi tante medaglie e partecipai anche agli Europei. Ma durante il mese trascorso in Nazionale mi allenavo in modo diverso, perdendo tutta la rana. Nel frattempo crescevo di stazza e di statura. Gli assetti della mia nuotata erano cambiati, tanto che agli Europei giovanili andai male a rana. Poi un giorno fui convocato casualmente come riserva in una staffetta di stile libero. Sembrava un azzardo, invece andai più forte di tutti. Nacque così la mia passione per lo stile.
Hai solo 26 anni eppure la tua è una carriera da veterano. Hai mai vissuto momenti di maremoto? Chi ti è stato più vicino?
Devo ammettere che a sedici anni mi ero stancato del nuoto: troppi sacrifici. Inoltre a scuola nessuno lo praticava. Avrei smesso subito, se solo mia madre non mi avesse suggerito di disputare almeno gli ultimi due campionati italiani. Io li vinsi (100 e 200 rana) e da lì si riaccese la fiamma. Dico quindi grazie alla mia mamma, che mi ha sempre incoraggiato.
E ora hai una vastissima collezione di metalli preziosi. Qual è la medaglia a cui sei più affezionato?
Due: gli ori ai Mondiali di Montreal e di Melbourne. Ora aspetto Pechino. Ma senza ansia, perché le Olimpiadi devono essere un momento di gioia, non un’ossessione.
L’invincibile Re Magno avrà pur qualche punto debole…
Sì ce li ha, ma mica li svela…
Allora il tuo miglior pregio.
Il mio pregio, che può essere (lo ammetto) anche un difetto, è la testa, che incide molto sulle mie prestazioni. Quando sono felice e rilassato rendo al cento per cento. Se invece stacco la spina, non riesco a rimettermi in carreggiata. La mia forza mentale è anche il mio pericolo. Ma io sono un atleta professionista e come tale non posso sperare che capiti sempre la giornata giusta al momento giusto: sono perfettamente in grado di portare la testa al punto giusto.
Probabilmente le vostre madri si sono passate parola. La parola “campioni”. Perché la tua Pesaro è anche culla di Massimo Ambrosini e Valentino Rossi. Cosa mutueresti da loro?
Il portafoglio! Scherzi a parte, da appassionato di moto penso che se Vale mi prestasse qualche cavallo della sua mi farebbe comodo. Massimo ha le gambe più allenate delle mie e a livello aerobico è differente da noi nuotatori che siamo immersi in un liquido. Ecco, da Ambro prendo gambe e fiato.
Sei testimonial di un’importante firma della moda: è più facile sfilare in passerella o a bordo vasca?
In passerella posso sbagliare e non mi dice niente nessuno, mentre in vasca se sbaglio di un decimo mando tutto all’aria. La prima volta che ho sfilato avevo il cuore a mille, ancora più che in una gara, perché per me era una cosa inedita. Comunque camminare con pelliccione, camicia e costume è stato proprio divertente.
La cosa più trasgressiva che hai fatto nella tua vita.
Se faccio qualcosa è perché ho voglia di farlo e non lo ritengo un gesto pazzo. Buttarsi con l’elastico da un ponte come feci in America con tre miei compagni di Nazionale può essere considerata una pazzia? Forse no, ormai lo fanno tutti. La mia vita ha ritmi molto alti, ma io riesco a conservare sempre la tranquillità interiore.
Tutti noi abbiamo raccontato almeno una bugia. La tua più clamorosa?
Penso sia meglio dire una bugia a fin di bene che una verità che fa male. Ma di bugie cattive non ne ho mai dette.
Da un peccato all’altro. Passiamo a quelli di gola.
Mi piace mangiare, tanto e tutto. Non sono goloso di dolci, anche se durante il mio recente soggiorno a Miami i tiramisù volavano… Pasta, carne, pizza sono i miei piatti preferiti. Ma il mio vero peccato di gola è la maionese: la metterei ovunque.
Goloso di maionese, goloso di donne. Come va ora la tua vita sentimentale?
Scusa, quando esce questa intervista (ride)? Girando per il mondo, mi sono divertito molto… Ma adesso sono felicemente fidanzato con una ragazza meravigliosa.
E in lei hai trovato quello che cercavi?
Sì‚ la complicità e la tranquillità. Se devo stare a presso alla vip che mi fa impazzire perché se la spassa in discoteca mentre io sono ad allenarmi, farei un po’ di fatica a concentrarmi. La mia ragazza è tranquilla, di Pesaro, ci conosciamo da cinque anni. Ballava la notte, quindi non era proprio tutta casa e chiesa: ci siamo conosciuti proprio in discoteca, per dirti. Pero ora mi dà la tranquillità che cercavo. E forse sta più in tensione lei per me, sempre in trasferta, che io per lei. Ma c’è complicità. E questo rende bellissimo il nostro rapporto.
Sempre a proposito di amore. Tra i due litiganti il terzo non gode affatto. Ultima giornata degli Europei in Ungheria. A bordo vasca la Manaudou s’imbazzarisce con il suo Luca Marin e gli lancia l’anello di fidanzamento, che invece arriva addosso a te. Non è certo come ricevere il classico mazzo di fiori lanciato dalla sposa…
Se mi chiedi perché gli amori annegano nella vasca ti rispondo che forse stando tutto il giorno stretti in un rettangolo d’acqua alla fine ci si stufa... Meglio guardare fuori. Quel giorno mi sono visto arrivare una cosa dal nulla e sono stato colpito alla spalla. Luca non se ne era nemmeno accorto. Poi ci siamo messi a ridere: vieni lasciato e ti tirano pure l’anello! Solitamente è la donna mollata a lanciare l’anello, non la donna che ti molla!
La Cina è vicina. Tu porterai là il tricolore: sei stato scelto come portabandiera. E a noi quale souvenir porterai da Pechino?
Una cosa da portare al collo… Dai, non giriamoci attorno‚ tutti sanno che voglio tornare con la medaglia d’oro.
Allora non sei per niente scaramantico…
No. A me basta riuscire a vedere i miei genitori in tribuna prima di tuffarmi e sono a posto. Sono loro i miei amuleti, i miei primi tifosi.
Dicevi di essere tranquillo dentro. Cosa fai per rilassarti?
Mi metto sul divano e mi guardo un bel film.
Il tuo preferito?
Man in Black.
E' vero che il tuo sogno nel cassetto è fare un film a Hollywood?
E chi non lo farebbe!
Will Smith è avvisato. Mentre Steven Spielberg già lo attende per girare un nuovo episodio de Lo Squalo sulle acque cinesi. Buona visione.


(pubblicato su Maxim - maggio 08)