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venerdì 8 agosto 2008

Prima e doping

Tra i fuochi d'artificio scagliati nel cielo di Pechino c'è anche una freccia che potrebbe non perdersi nel vuoto. Proprio nel giorno del via ai Giochi, l'accusa lanciata dal capo delegazione della scherma in Cina, Andrea Cipressa, è pesante, pesantissima: "Forse si voleva dopare tutta la squadra italiana di scherma", afferma senza riserve il dirigente federale. Il riferimento è alla positività di Andrea Baldini, riscontrata durante un controllo antidoping agli europei di Kiev del mese scorso, che ha portato all'esclusione del fiorettista leader del mondiale. E al ripescaggio di Andrea Cassarà, che ora vive da separato in casa. Cipressa è convinto che Baldini sia stato vittima di un complotto e punta il dito verso una Nazionale avversaria, una nazionale pronta a mettere sostanze illecite nelle borracce dei rivali, come - sempre secondo Cipressa - sarebbe successo a Baldini. Nomi non ne fa, ma quel che è certo è che in casa Italia non c'è sport come la scherma in grado di arricchire il medagliere degli azzurri. Ma alla vigilia del debutto all'Olimpiade cinese (domani con Gioia Marzocca e Ilaria Bianco inizia l'avventura della sciabola) la scherma italiana arriva con i nervi tesi.

(srv Studioaperto dell'8 agosto 08)

mercoledì 6 agosto 2008

Il cielo è sempre azzurro

E' sempre e comunque la Nazionale Italiana di calcio. Di più: è la Nazionale Italiana Olimpica. Quella che, nella manifestazione sportiva per eccellenza, rappresenta tutto il calcio italiano e lotta per una medaglia con lo stesso orgoglio della Vezzali nella scherma o di Magnini nel nuoto. Peccato che lo sport più popolare del mondo sia sempre stato snobbato dagli organizzatori dei Giochi e, se dici Vittorio Pozzo, ti viene in mente l'Italia campione del mondo nel '34 e nel '38, ma non l'Italia medaglia d'oro all'Olimpiade di Berlino '36: nella Germania nazista Pozzo mette su una squadra di studentelli e, grazie ai gol decisivi del capocannoniere del torneo Annibale Frossi (ala dell'Ambrosiana-Inter che giocava con gli occhiali da vista), conquista la medaglia d'oro, battendo in finale l'Austria 2-1 ai supplementari: in quell'occasione, tra il primo e secondo tempo Pozzo non porta gli azzurri negli spogliatoi ma li fa restare in campo, riproponendo la fortunata strategia adottata nella finale vinta ai Mondiali del '34. Per il resto, cielo più grigio che azzurro sulla nostra Olimpica di calcio: alcune volte l'Italia rinuncia alla rassegna; altre volte colleziona figuracce come l'incredibile 0-4 a Seoul 88 contro lo Zambia di tal Kalusha Bwalya, autore di una storica tripletta a Tacconi; oppure si presenta favorita con il blocco della nazionale under 21 campione d'Europa in carica, ma non riesce nemmeno a salire sul podio. Tirando le (magre) somme, oltre alle due medaglie di bronzo acciuffate nel 1928 ad Amsterdam (dove conseguiamo il punteggio più largo nella storia azzurra, vittoria per 11-3 contro l'Egitto nella finale del terzo posto) e quattro anni fa ad Atene (dove in semifinale l'Argentina dà una lezione di calcio agli uomini di Claudio Gentile per 3-1), c'è poca gloria per l'Olimpica azzurra di calcio. Ma il tifo no: quello, a partire dal debutto contro l'Honduras, non deve mancare. Perchè è pur sempre la nostra Nazionale Italiana.

(srv All Sport News del 6 agosto 08)

giovedì 31 luglio 2008

Messi benissimo

E' talmente minuscolo e modesto che gli applausi sinceri dei 40mila presenti al Franchi sembravano soffocarlo ed intimidirlo. Ma a standing-ovation come quella ricevuta a Firenze, in realtà, Leo Messi ci è abituato, coccolato com'è dal suo amato Camp Nou che non dimentica mai di deliziare con le sue giocate. Giocate identiche a quelle sfoderate con mostruosa disinvoltura contro la Fiorentina, con i difensori viola che rimanevano come incantati dai movimenti sinuosi della Pulce, che faceva un po' ciò che voleva: dribbling che più stretti non si può, passaggi geometrici da teorema di Euclide, tiri imprevedibili che nemmeno il coltello scagliato da Diabolik nell'oscurità della notte. Insomma, roba che si vede solo alla Playstation. Roba che tutti vogliono vedere anche in Cina. E così sia. Liberato finalmente dalla Fifa, il genietto argentino sta per raggiungere la sua Nazionale alle Olimpiadi, alla faccia del suo presidente Laporta, il cui ricorso al Tribunale Arbitrale Sportivo di Losanna (grazie all'intervento del giudice Fifa Slim Aloulou incaricato di risolvere la grana tra Barcellona e Argentina) dovrebbe perdere d'efficacia visti i precedenti con il Werder per Diego e lo Schalke per Rafinha. Prima di salpare per Pechino scortato da Pepe Costa, uno degli aiutanti del tecnico del Barsa, Guardiola, che lo controllerà da vicino in Cina, la Pulce ci teneva a dire a Firenze e al mondo intero che uno come lui, a far faville solo in delle innocue amichevoli estive, è sprecato. E che roba come questa merita il palcoscenico olimpico. Magari da dividere con l'amico ed ex compagno Ronaldinho, che con la Seleson sta tornando quello vero, quello che vinse nel 2005 il Pallone d'oro e che sogna di regalare magie in rossonero. Il Brasile di Dunga giocherà tra poche ore contro il Vietnam, ultimo test prima dei Giochi pechinesi.

(srv Studiosport - edizione notte e All Sport News del 31 luglio 08)

venerdì 25 luglio 2008

Cheese...

Guardate questo Ronaldinho. Poi guardate questo. Infine quest'altro e capite che la differenza sta tutta nei suoi dentoni. Che a Barcellona rimanevano nascosti sotto le labbra, che a Milano sono tornati in bella vista, che a Singapore, sulla strada per Pechino, brillano ancora di più, manco posassero per lo spot di un dentifricio. Il ct del Brasile Dunga non si stupisca quindi se il suo fantasista ha ritrovato il sorriso: nel giro di una settimana si è accasato al Milan e ha riabbracciato da fuoriquota la Nazionale, quella Nazionale che i blaugrana volevano fargliela vedere in tv e di cui, invece, grazie al via libera di Galliani, sarà sicuro protagonista ai Giochi di Pechino. Luccica anche l'apparecchio di Pato perché molto probabilmente nel 4-4-2 di Dunga affiancherà Dinho in attacco. Un corpo verdeoro con la testa rossonera, a cui hanno preso parte anche Diego del Werder Brema e Rafinha dello Shalke 04, fuggiti dai rispettivi club (pronti a denunciarli al Tribunale sportivo di Losanna) e volati in Oriente con l'intenzione di rientrare in Europa solo a rassegna conclusa, come dichiara il fantasista del Werder: "Non ho assolutamente intenzione di tornare sui miei passi. Ho preso questa decisione perché il mio sogno è di vincere la medaglia d'oro. La Fifa sta dalla mia parte, quindi so che sto agendo correttamente". C'è da dire però che le società non rispondono alla Fifa, quanto al Comitato olimpico. E quindi possono bloccare i loro tesserati tramite cavilli burocratici. Ma tant'è. Dunga, che non può contare su Robinho blindato dal Real Madrid, lancia una frecciata ai blancos: "L'anno scorso quando loro avevano bisogno di Robinho ho rinunciato a lui pur di accontentare le loro richieste, ora spero che avvenga la stessa cosa". L'Argentina deve invece rinunciare a Messi, tirato per le orecchie da Maradona sulle pagine del quotidiano Olé: secondo el Pibe de Oro, Messi dovrebbe avere più carattere e decidere per sè stesso, sennò non sarà mai un leader.

(srv All Sport News del 25 luglio 08)

mercoledì 23 luglio 2008

No tu no

Se non fosse stato per un Rocchi ancora estraneo alle trame azzurre, là davanti il triangolo sì, lo avremmo considerato: i fenomeni tascabili Rossi e Giovinco scoiattolano nella difesa rumena dimostrando di essere già in forma olimpica, mentre il fuoriquota laziale fa il gatto di marmo e in pagella si becca un laconico non pervenuto. Così, ieri sera a Pistoia contro la Romania, nell'ultimo test in vista dei Giochi, Casiraghi si deve accontentare di un trio offensivo che funziona per due terzi (con Rossi che al 39' sugli sviluppi di un corner fa tutto da solo e infilza Tatarusanu) e una retroguardia che perde i sensi solo a 4 minuti dal tutti sotto la doccia, quando Stancu approfitta del lapsus di Coda e Criscito per pareggiare i conti. Nessun campanello d'allarme però: l'Italia Olimpica è in forma (il 7 agosto si fa sul serio contro l'Honduras) e con quei due pargoli laggiù, che uno sopra l'altro non fanno neppure 3 metri e mezzo ma che sommati sono più devastanti di un tir, c'è da stare tranquilli. Molto meno tranquilli sono i club che non sanno a che santo votarsi pur di trattenere i propri campioni scalpitanti per Pechino. Dopo Eto'o e Kakà (che sorride a denti stretti a Milanello) ecco i casi eclatanti di Drogba (che il Chelsea dichiara infortunato), di Robinho (che non è riuscito a piegare il Real nemmeno a lacrime) e soprattutto di Diego, che il Werder Brema vuole addirittura denunciare al Tribunale Arbitrale dello Sport, a cui spetta l'ultima parola su ogni tipo di vertenza. Diego però è un Under ed è libero di raggiungere la nazionale verdeoro: il Tas potrebbe stravolgere le regole. In dubbio olimpico anche Leo Messi: il Barca sta patteggiando con la federazione argentina. Pechino senza le stelle del calcio? Noi ci mandiamo Giovinco e Rossi: sono piccoli come lucciole ma illuminano uno stadio intero.

(srv Studiosport - edizione 13 del 23 luglio 08)

giovedì 10 luglio 2008

Giù le armi

Sì, non avete le allucinazioni: quello che state vedendo è proprio il carro dei vincitori che percorre le vie di Roma. Certo, ancora non hanno vinto niente a Pechino. Intanto però gli azzurri (mettendo da parte la scaramanzia) un bel giretto sul bus a cielo aperto per la Capitale se lo sono già fatti. Dall'Arco di Costantino all'Ara Pacis, passando per il Colosseo: il Comitato Olimpico ha organizzato questa gita sotto il sole con l'augurio di vederli tornare così: felici, sorridenti, con tante (almeno trenta come desidera Petrucci) medaglie al collo. Buona fortuna quindi ai nostri eroi. Gli eroi di Germania, invece, non sfilano per Berlino ma s'infilano le nuove divise, preparate con cura dallo sponsor tecnico per la spedizione cinese. Il presidente dell'organizzazione olimpica tedesca Thomas Bach ammette non solo di avere le farfalle nello stomaco per la tensione, ma anche di essere parecchio scaramantico: nei corridoi del quartier generale olimpico di Mainz ha incontrato il sarto che sistemò le sue valige prima di partire per Montreal, Olimpiadi 1976: che gli faccia il fagotto anche per Pechino? Pechino che in queste mese di countdown è alle prese con gli ultimi ritocchi sul sistema sicurezza, priorità assoluta dei Giochi secondo il vice presidente della Cina Xi Jinping, che identifica negli attacchi terroristici la più grande minaccia allo svolgimento delle gare. Si parla di cinque persone uccise dalle forze dell'ordine nello Xin Jiang, regione nordoccidentale della Cina che lotta per l'indipendenza. I vertici della Repubblica Popolare smentiscono categoricamente. Nell'antica Grecia le guerre venivano sospese durante i Giochi. L'augurio è che le armi vengano deposte non solo dall'8 agosto.

(srv All Sport News del 10 luglio 08)

martedì 8 luglio 2008

Non parlo italiano

Al Main Presse Centre di Pechino Leonardo Pieraccioni potrebbe dire ti amo, ma non in tutte le lingue del mondo. Lo potrebbe dire in cinese, inglese, francese, spagnolo, tedesco, addirittura in giapponese, in coreano e in russo. Ma non in italiano. Perché il centro stampa olimpico, inaugurato ad un mese esatto dall'inizio dei Giochi, dispone di una sala da 800 posti a sedere che garantisce la traduzione simultanea in otto lingue, tra cui però non c'è la nostra. Pazienza. L'augurio è che dall'8 agosto a parlare italiano sia il medagliere. Nel frattempo, in uno spazio di 62mila chilometri quadrati, di fronte al Villaggio Olimpico e a due passi dallo Stadio Nazionale (il cosiddetto Nido d'Uccello) e dal Cubo d'Acqua (la piscina olimpica), è sorta quella che tra pochi giorni sarà la nuova babele: il Main Presse Centre ospiterà i 5.600 giornalisti provenienti da tutto il mondo. E per loro, anche per i più esigenti e capricciosi che non vogliono farsi mancare proprio nulla, ci sono (oltre ad un bar e ad un ristorante con cucina cinese e internazionale) un supermercato, una palestra, una sala massaggi e un barbiere. Chiedi e ti sarà dato, dunque. La sala stampa principale ha più di 900 postazioni lavorative per agevolare le operazioni di tutti i mezzi d'informazione. E c'è chi, come l'Ansa, si è accaparrato un vero e proprio ufficio. Durante il periodo dei Giochi, assicura il Comitato organizzatore, il centro stampa dell'Olympic Green funzionerà 24 ore su 24. Insomma, luci sempre accese. E se chiedete cortesemente di spegnerle, potrete chiederlo in tutte le lingue del mondo. Tutte, tranne in italiano.

(srv All Sport News dell'8 luglio 08)

mercoledì 25 giugno 2008

Sua altezza (e velocità) Usain Bolt

Prendi la gara regina dei 100 metri piani e scopri che tra Pechino e Kingston non c'è nessuna differenza: l'affare su pista è tutto giamaicano. Allo statunitense Tyson Gay non rimane quindi che sperare, in Cina, di fare la parte del terzo che tra i due litiganti gode. I due vengono entrambi dall'isola di Bob Marley: Asafa Powell (quello del record di Rieti - 9"74 - conseguito il settembre scorso) e Usain Bolt (quello che per due centesimi il record se lo è fatto suo a New York una ventina di giorni fa). Vedere questa specie di campanile (1 metro e 96) tagliare l'aria come un coltello scagliato da Diabolik, diciamocelo, fa un po' impressione. E venerdì a Kingston il 22enne spilungone incontrerà Powell per i trials validi come qualificazione ai Giochi. Bolt, secondo il suo allenatore Glen Mills, è in grado di vincere sia i 100 che i 200 (la sua distanza prediletta), dove potrebbe insidiare il primato, di Johnson, di 19"32. Occhio però a Gay, al nostro Howe (se recupera dall’infortunio alla coscia) ma, soprattutto, al compatriota Asafa Powell. A Pechino l’atmosfera sarà caraibica.

(srv Studiosport - edizione notte del 25 giugno 2008)